L'economista Elías Amor avverte che la nuova Legge 187 sulla Casa di Cuba —pubblicata questo mercoledì nella Gaceta Oficial e con entrata in vigore prevista per il 21 ottobre— rappresenta un'opportunità persa per trasformare davvero il settore immobiliare dell'isola.
In un'intervista con Tania Costa, Amor sintetizza il suo diagnostic senza giri di parole: «La casa a Cuba in questo momento non è la migliore opzione per investire perché credo sinceramente che lo Stato abbia perso una grande opportunità di fare una legge differente».
L'economista ritiene che ciò di cui ha bisogno Cuba sia una legge che garantisca che "la costruzione diventi un'attività privata per sua natura, in cui lo Stato rinunci al controllo eccessivo e a una regolamentazione assolutamente assurda e ingerenza, e permetta al settore privato, all'offerta e al mercato di attivare lo sviluppo della costruzione di ogni tipo di immobili".
Per illustrare il problema di fondo, Amor stabilisce un parallelismo con il settore agropecuario cubano. «Nell'agricoltura, il guajiro non sarà mai proprietario della terra in cui sta dedicando la sua vita. E poiché non sarà mai proprietario della terra, i suoi incentivi per migliorare la produttività e ottenere buoni raccolti sono quelli che sono», sottolinea.
E aggiunge: «Nella costruzione succede esattamente lo stesso. Se il mercato non esiste e chi regola è il Partito Comunista e le sue organizzazioni municipali, chi ha diritto o meno a una casa? Quante abitazioni si possono avere e quale deve trovarsi sulla spiaggia e quante in campagna?».
La Legge 187 sostituisce la norma del 1988 e introduce progressi concreti: consente ai cubani residenti all'estero e agli stranieri di possedere fino a due immobili, elimina la confisca automatica delle proprietà per chi emigra, riconosce il diritto all'eredità e apre la porta a cooperative edilizie.
Tuttavia, la norma non autorizza la banca privata né garantisce l'accesso al credito ipotecario per acquirenti privati, e non riforma la Costituzione del 2019, il che, secondo i suoi critici, impedisce il pieno funzionamento di un reale mercato ipotecario.
Quella mancanza è precisamente ciò che Amor indica come il tallone d'Achille di tutta l'architettura legale.
L'economista sottolinea anche la paradosso che illustra meglio di qualsiasi dato lo stato del settore: l'edilizia è l'attività che paga i migliori salari a Cuba, con quasi 14.500 pesos mensili di media, secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione, eppure nessuno vuole lavorarci.
Il contesto macroeconomico aggrava il panorama. L'inflazione tendenziale a Cuba ha raggiunto il 28,44% a settembre 2026, con un accumulo del 24,85% nei primi nove mesi dell'anno, e Amor prevede che chiuderà tra il 35% e il 40% a fine dicembre, il che rende inviabili i sussidi e i crediti promessi a giovani e famiglie vulnerabili.
Per l'economista, il problema non è tecnico ma strutturale: «Finché tutto questo non sarà eliminato e non si lascerà assoluta libertà al settore, la situazione rimarrà la stessa di quella delle terre. Ci sono limitazioni chiare da parte del sistema affinché l'economia funzioni e si dinamizzi».
Il deficit abitativo ufficiale supera le 900.000 abitazioni, e nel 2025 il regime ha completato solo 2.382 unità delle 10.795 pianificate, con un livello di realizzazione del 22%. Con queste cifre in mente, Amor conclude che la nuova legge non cambia l'essenziale: finché il Partito Comunista deciderà chi vive dove e quante proprietà può avere ogni cubano, il settore continuerà a rimanere paralizzato.
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