Psicologa incolpa il sistema a Cuba: «Non è responsabilità dei figli garantire la vecchiaia dei genitori»

Gise PonceFoto © Instagram / guapaspordentro_psicologia

La psicologa cubana Gise Ponce, creatrice del profilo @guapaspordentro_psicologia, ha pubblicato un reel su Instagram nel quale risponde alle critiche ricevute dopo aver affermato con decisione in un video precedente che l'obbligo economico che i figli cubani sentono nei confronti dei genitori non è un dovere naturale, ma una conseguenza diretta del sistema che li governa.

«Non è responsabilità dei figli garantire la vecchiaia dei genitori e per me questo è qualcosa di così ovvio che mi sorprende la quantità di commenti che ho ricevuto da chi non comprende il punto», inizia Ponce nel video che ha generato dibattito tra i suoi seguaci.

La psicologa distingue chiaramente tra l'amore filiale e la dipendenza strutturale imposta da decenni di un modello economico che ha privato le famiglie cubane di ogni capacità di accumulazione. «Il sistema di Cuba è un sistema perverso che ha tolto tutto alle persone», afferma, e aggiunge che questa realtà si è normalizzata al punto che molti cubani la considerano come qualcosa di inevitabile o addirittura virtuoso.

Per Ponce, il problema di fondo è che il regime cubano ha alimentato deliberatamente questa dipendenza. «Parte dell'ideologia è che le persone non capiscano che questo non è normale», osserva, e confronta la situazione dell'Isola con quella di altri paesi: «In qualsiasi altro luogo, i genitori hanno una pensione, i genitori nel corso della loro vita hanno garantito un patrimonio, hanno comprato una casa e i figli non devono fare altro che dare amore e compagnia».

Este nuovo video è il proseguimento di un dibattito che Ponce ha suscitato alla fine di agosto, quando pubblicò un primo reel sulla «inversione dei ruoli» nelle famiglie cubane emigranti. In quella occasione disse che «molti figli non partono sentendosi completamente liberi, ma emigrano con un'intera famiglia sulle spalle», un'immagine che ha risuonato tra migliaia di seguaci.

Ponce riassume così la distinzione che considera fondamentale: «La responsabilità di un adulto è garantire la propria vita e i figli ricambieranno dal amore fino a dove possono e come possono». Aiutare per affetto, conclude, è una cosa; che quel sostegno diventi l'unica garanzia di sopravvivenza dei genitori è un'altra cosa ben diversa, e la colpa di questa confusione è del sistema, non delle famiglie.

En Cuba, la pensione minima di previdenza è stata fissata a 4.000 pesos cubani mensili a partire da settembre 2025, equivalente a meno di 10 dollari al cambio informale, ma coprire le esigenze di base di una persona in mezzo all'inflazione equivale a migliaia di pesos. Molti figli in esilio sentono la necessità di colmare le mancanze dei loro genitori all'interno dell'isola.

La realtà di migliaia di famiglie cubane riflette fino a che punto la sopravvivenza familiare ha finito per dipendere da chi vive al di fuori dell'Isola. Rimessi, ricariche, alimenti, medicinali e altre forme di aiuto inviate dall'estero funzionano per molte famiglie come un sostegno indispensabile di fronte a salari e pensioni che non bastano a coprire i bisogni essenziali.

Questa dipendenza non solo trasferisce parte del peso economico del paese agli emigrati, ma trasforma anche la solidarietà familiare in un obbligo difficile da eludere per coloro che sanno che, senza il loro aiuto, genitori, nonni e altri cari sarebbero ancora più esposti alla precarietà.

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