È obbligo dei figli che emigrano aiutare i propri genitori a Cuba? Il dibattito che divide le opinioni

Gise Ponce, psicologa cubanaFoto © Instagram / guapaspordentro_psicologia

Un video di una psicologa cubana sulla cosiddetta «inversione dei ruoli» nelle famiglie dell'isola ha scatenato un dibattito massiccio sui social media, con centinaia di commenti divisi tra coloro che difendono che sostenere i genitori sia un dovere morale e coloro che sottolineano che quel peso, imposto da un sistema fallito, non dovrebbe essere romantizzato.

La psicologa Gise Ponce nel suo profilo @guapaspordentro_psicologia ha pubblicato questo reel per parlare di un fenomeno che, secondo quanto descrive, si verifica frequentemente a Cuba: figli che crescendo finiscono per diventare i fornitori economici dei propri genitori, specialmente dopo essere emigrati.

«Molti figli non se ne vanno sentendosi completamente liberi, ma emigrano con un'intera famiglia sulle spalle», afferma la psicologa nel video.

L'autrice distingue tra l'amore filiale e l'obbligo strutturale: «In un mondo giusto, i genitori hanno la responsabilità di garantire, in qualche modo, la loro vecchiaia. I figli non dovrebbero sacrificare indefinitamente il proprio cammino o il proprio processo per garantire il benessere dei genitori».

Indica anche una paradosso che molti riconoscono: «A volte il figlio che sembra più indipendente è proprio colui che porta il maggior peso».

I commenti al video riflettono una profonda frattura emotiva. Una seguace ha descritto la sua situazione con crudezza: «Sono da sola in questo paese e sulle spalle ho sei persone. Vacanze non ne ho mai avute, sono cittadina da anni. Ciò che avanza è per medicine, cibo, la questione Cuba. E la cosa peggiore, che Dio mi perdoni, è che a volte opprime».

Altri sottolineano che il problema non è l'amore, ma la normalizzazione di un'ingiustizia: «Aiutare per amore è una cosa ed è parte della solidarietà familiare; che questo aiuto diventi l'unica garanzia di sopravvivenza dei nostri genitori è un'altra cosa molto diversa».

Alcuni commentatori segnalano un modello autoalimentato: «Esiste un fattore psicologico molto forte che ci viene inculcato fin da piccoli, che ti fa sentire in colpa per ogni piacere e ogni progresso». Altri vanno oltre e descrivono casi in cui i genitori stessi smettono di cercare sviluppo professionale avendo figli all'estero: «Non è necessario, ho un figlio all'estero».

Il fenomeno genera nei emigranti cubani un ciclo di colpa, esaurimento e soddisfazione che molti descrivono come inevitabile ma insostenibile a lungo termine.

Voci critiche nei commenti puntano direttamente al regime come responsabile: «La colpa è di un sistema fallito e ingiusto come quello cubano». Un altro ha riassunto l'aspirazione di molti: «L'amore si eredita; la dipendenza forzata non dovrebbe essere ereditata di generazione in generazione».

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