Il padre Alberto Reyes Pías, parroco di Esmeralda, a Camagüey, ha definito «tradimento» la posizione del governo spagnolo nei confronti di Cuba durante un'intervista con Tania Costa, rispondendo a una domanda di un sostenitore del canale su perché Madrid non abbia mai criticato la dittatura e abbia fatto affari con essa conoscendo la sofferenza del popolo cubano.
«Mi fa male nel profondo del mio essere. Mi sembra un tradimento», ha dichiarato il sacerdote, una delle voci più critiche della Chiesa cattolica cubana nei confronti del regime.
Reyes Pías è stato evidente nel distinguere tra il governo e la società spagnola. «Non avere reciprocità fa male. Per noi è tradimento. Non del popolo spagnolo. Il popolo spagnolo e il popolo cubano sono distinti. È a livello governativo, non a livello di popolo».
Il sacerdote ha sottolineato il legame storico e affettivo che unisce i cubani e gli spagnoli, ricordando che nell'Isola si cresce chiamando la Spagna «madre patria». «Cuba è la figlia più spagnola», ha affermato, e ha indicato che a livello popolare la connessione è «brutale e immediata», specialmente quando arrivano sull'Isola i missionari spagnoli.
Raccontò anche la sua esperienza personale studiando Psicologia a Madrid, dove scoprì i separatismi regionali che gli causarono dolore, riaffermando la sua convinzione che la Spagna è una sola nazione. Ricordò, inoltre, che i rari atti realizzati a Cuba contro il colonialismo spagnolo sono stati, a suo avviso, «semplicemente un montaggio teatrale telediretto».
La critica più dura del sacerdote ha puntato direttamente alla sinistra spagnola, accusandola di complicità consapevole con il regime cubano. «Non si può dire che la sinistra spagnola non conosca la situazione di Cuba. È una menzogna. Sanno molto bene della sofferenza del popolo cubano. E mi sembra brutale che, sapendo come conoscono la situazione del popolo cubano, continuino a sostenere la dittatura, continuino a non denunciare la dittatura, continuino a essere complici di quella dittatura. Questa è tradimento, duro e netto».
Le dichiarazioni del padre Reyes Pías coincidono con un momento di intensa attività diplomatica tra Madrid e L'Avana. Questo mercoledì, il cancelliere cubano Bruno Rodríguez ha incontrato il ministro spagnolo José Manuel Albares a New York, dove il funzionario spagnolo ha promesso di difendere le imprese spagnole a Cuba e ha rifiutato l'extraterritorialità delle sanzioni statunitensi, come riferito dall'agenzia EFE.
Il contesto parlamentare è altrettanto rivelatore: il 17 settembre, il Congresso spagnolo ha respinto con 170 voti contro 163 una proposta di Sumar che chiedeva al governo di assumere nella Unione Europea una posizione favorevole a Cuba di fronte alle misure di Washington.
En quello stesso dibattito, la deputata del Partito Popolare Belén Hoyo Juliá pronunciò una frase che risuonò con forza: «Per voi, libertà; per i cubani, repressione», criticando il fatto che la proposta di Sumar non includesse termini come «dittatura», «prigionieri politici» né «repressione».
Il Foro di Madrid ha accusato lo scorso agosto la Spagna e l'Unione Europea di «sostenere il regime cubano» attraverso le loro politiche di cooperazione e dialogo, un'accusa che le parole del padre Reyes Pías vengono a rafforzare dall'interno dell'Isola.
La Sicurezza dello Stato cubano ha convocato il sacerdote e gli ha elevato un verbale di avvertimento nel gennaio 2026 per le sue critiche pubbliche, e nel luglio dello stesso anno le autorità gli hanno impedito di viaggiare a Miami. Nonostante ciò, Reyes Pías non ha moderato il suo discorso. «La politica è guidata da interessi, e l'interesse del popolo cubano non è una priorità per nessuno, per nessuno, tranne che per noi che siamo a Cuba a soffrire questa situazione».
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