Una creatrice di contenuti cubana ha acceso il dibattito sui social media dichiarando apertamente il suo rifiuto del «cubaneo», inteso come atteggiamenti associati alla volgarità, alle urla e all'invidia che, secondo lei, dominano l'immagine della comunità cubana su internet.
Karen Hernández, conosciuta su Instagram come @elixir_karen, ha pubblicato giovedì scorso un video in cui è stata diretta fin dal primo secondo: «Non mi piace il cubaneo, e cubaneo si riferisce a ciò che è legato alla volgarità. Non mi piace l'espressione “ti scarico”, non mi piace “fratello, che bolà”, non mi piace il gridare e non mi piace ciò che si sta normalizzando oggi nella comunità cubana».
Per Karen, il problema va oltre il linguaggio: si riferisce anche alla dinamica di disqualificazione reciproca che percepisce tra i cubani sui social. «Tutti ci attacchiamo l'uno con l'altro perché non vogliamo che nessuno veda la luce», ha affermato, sottolineando l'invidia come un altro aspetto che rifiuta categoricamente.
La creatrice è stata attenta a distinguere tra l'immagine che circola sulle piattaforme digitali e ciò che considera la reale comunità cubana. «Non tutti i cubani siamo uguali e ci sono anche cubani che sappiamo esprimerci, ci sono cubani che abbiamo un'istruzione e ci sono cubani che sappiamo integrarci in ogni tipo di società», ha affermato.
Il suo messaggio ha incluso un avvertimento diretto a coloro che potrebbero sentirsi chiamati in causa: «Se ti senti offesa dal mio video, analizzati perché credo che stai sbagliando in qualcosa».
Il video si è concluso con una riflessione su cosa, secondo il suo parere, significhi essere cubano. Hernández ha insistito sul fatto che l'identità cubana va ben oltre determinate espressioni o comportamenti e ha rifiutato l'associazione con l'essere maleducati, ingrati, urlare o protagonizzare litigi sui social media.
Non è la prima volta che Karen Hernández si esprime su questo tema. A marzo di quest'anno aveva già chiesto alla comunità cubana «di liberarsi» dalla volgarità dominante sui social, collegando questa degradazione all'impatto della Rivoluzione del 1959 sui valori del popolo cubano.
Il dibattito non è esclusivo di lei. Alla fine di agosto, la psicologa cubana Gise Ponce ha reso virale la frase «Amo la cubanía, odio el cubaneo», tracciando una linea tra l'identità culturale positiva dei cubani — gioia, danza e umorismo — e il «cubaneo» come deterioramento dei valori che attribuisce a decenni di comunismo.
Anche alla fine di agosto, l'attore cubano Edy Suárez ha denunciato su Instagram la «divisione, le accuse e la volgarità» che percepisce nella comunità cubana sui social e ha invitato a costruire qualcosa che la unisse.
La discussione su cosa definisce la cubanità e cosa la degrada è cresciuta per mesi su TikTok e Instagram, con voci che vanno da creatrici che mettono in discussione se i cubani siano volgari a polemiche ricorrenti sul linguaggio esplicito nella musica urbana cubana.
Il dibattito ha come filo conduttore una stessa domanda: quale immagine proietta la diaspora cubana nel mondo e se tale immagine rende giustizia a quello che il popolo cubano è realmente.
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