Una psicologa cubana ha acceso il dibattito sui social network con un reel pubblicato su Instagram in cui traccia una linea chiara tra due concetti: la «cubanía», che difende con orgoglio, e il «cubaneo», che respinge senza indugi. Il video ha raccolto centinaia di commenti, diventando uno dei punti di incontro intensi tra i suoi seguaci cubani.
L'autrice, che gestisce l'account @guapaspordentro_psicologia, non ha usato eufemismi: «Amo la cubanianità, odio il cubaneo. L'ho detto, l'ho detto, mi sono tolta un peso di dosso. Odio la mancanza di valori nella nostra società. E sento che in larga misura questo è il retaggio di 60 anni di comunismo».
Per lei, sei decadi di sistema comunista avrebbero spinto la popolazione a dare priorità alla sopravvivenza sopra ogni altra cosa, mettendo in secondo piano il rispetto per il prossimo e il civismo più elementare: «60 anni in cui la gente si è dedicata a sopravvivere e certe cose sono passate in secondo piano. Certi aspetti come il rispetto per il prossimo, l'essere un buon cittadino».
La psicologa si chiede nel video in quale momento ha smesso di sembrare necessario trattare gli altri con la cortesia di base: «In quale momento ci sembra giusto non trattare gli altri con rispetto? Come signora, signore, buone sere, molte grazie, saresti così gentile».
La sua critica non si rivolge solo a coloro che rimangono sull'isola. Nella descrizione del reel, l'autrice chiarisce che si riferisce «soprattutto a molti cubani che se ne sono già andati dall'isola e che comunque portano con sé i cattivi modi», un'osservazione che ha generato una reazione particolarmente intensa nei commenti tra cubani della diaspora.
Allo stesso tempo, la psicologa chiarisce che il suo rifiuto non si estende all'identità culturale cubana nel suo complesso: «Amo la cubanità, amo persino il fatto che parliamo a voce alta, che siamo super allegri, amo che balliamo, amo il nostro senso dell'umorismo. Ma odio la depressione umana in cui si trova la società cubana».
Il «cubaneo», nella sua interpretazione, non è un problema geografico ma culturale, e accompagna coloro che emigrano. Questa idea è stata quella che ha suscitato più commenti e ha trasformato un video di meno di un minuto in uno specchio scomodo per i cubani dentro e fuori.
Tra coloro che hanno sostenuto il proponimento, ci sono stati seguaci che hanno affermato di sentirsi completamente identificati. «Hai messo in parole ciò che sento. Amo la cubania, non tollero il cubaneo», ha scritto una persona. Un'altra ha dichiarato: «Non mi ero mai sentita così identificata con un'altra cubana. Sono d'accordo al cento per cento». Ci sono stati anche quelli che hanno collegato direttamente il deterioramento delle buone maniere con decenni di crisi: «La gente pensa che, eliminando il senza casa dal potere, si risolverà tutto e Cuba ha bisogno di una ricostruzione sociale e culturale completa», ha osservato un altro commento.
Tuttavia, non tutti accettarono che il fenomeno possa essere attribuito esclusivamente al sistema cubano. «La mancanza di valori non è solo propria del comunismo, è propria dell'essere umano», ha sottolineato un utente, mentre un'altra persona ha avvertito: «Hai un gravissimo errore di concetto. Il cubaneo non ha a che fare con il castrismo». Ci sono stati anche coloro che hanno introdotto sfumature, come il commento che sosteneva che «il danno antropologico del comunismo passa attraverso la perdita di valori, ma il tema è più complesso», riflettendo che anche tra coloro che concordano con il diagnostico esiste dibattito sulle sue cause.
Il video appare in un momento in cui il deterioramento del tessuto sociale cubano viene documentato da diverse angolazioni. La dottoressa in Scienze Psicologiche Roxanne Castellanos Cabrera ha avvertito nel luglio del 2026 che in Cuba si sta normalizzando l'aggressività «come mezzo per gestire la vita», un fenomeno che ha collegato direttamente alla logica di sopravvivenza quotidiana imposta dalla crisi.
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