
Il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha affermato sabato che il regime sta svolgendo un «importante lavoro» per raggiungere l'integrazione dei cubani residenti all'estero, durante la sua partecipazione all'Incontro Nazionale dei Cubani Residenti negli Stati Uniti, tenutosi a New York in occasione dell'Assemblea Generale dell'ONU.
Rodríguez ha condiviso il suo intervento sul suo profilo del social network X, dove ha sottolineato che l'evento si inserisce nel Dibattito Generale del Segmento di Alto Livello dell'81° periodo di sessioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
«Ho messo in evidenza l'importante lavoro svolto dal nostro paese per ottenere la maggiore relazione e integrazione nella vita nazionale dei connazionali che risiedono o trascorrono un lungo periodo al di fuori di Cuba, e dei loro discendenti», ha scritto il ministro degli Affari Esteri.
Il discorso ha combinato il messaggio di apertura verso la diaspora con la narrazione abituale del regime riguardo alle sanzioni statunitensi.
Rodríguez ha affermato che «non c'è modo di giustificare un crimine così crudele» riferendosi all'embargo, che ha definito un «punizione collettiva» contro il popolo cubano.
Il cancelliere ha anche denunciato quello che ha definito un «rinforzo dell'aggressione degli Stati Uniti contro Cuba» e il suo «impatto spietato» sulle famiglie cubane, senza menzionare la responsabilità del governo stesso nella crisi che attraversa l'isola.
Il discorso di integrazione della diaspora ha un sostegno legale concreto: il regime ha pubblicato a maggio del 2026 le nuove leggi migratorie cubane —Legge 171 sulla Migrazione, Legge 172 sulla Cittadinanza e Legge 173 sugli Stranieri—, che entreranno in vigore il prossimo novembre.
Tra i cambiamenti più rilevanti spicca l'eliminazione del limite di 24 mesi di permanenza all'estero per perdere la residenza cubana, sostituito dalla figura della «residenza effettiva migratoria» basata su legami familiari, lavorativi, economici o patrimoniali.
La organizzazione per i diritti umani Cubalex ha criticato queste norme per consolidare un sistema di controllo discrezionale sulla mobilità dei cubani, invece di garantire diritti reali alla diaspora.
La visita di Rodríguez a New York è stata intensa in attività diplomatica. Giovedì ha avuto un incontro con il cancelliere cinese, definito «fruttuoso», e venerdì ha attaccato un rapporto di Harvard su Cuba, etichettandolo come «pseudoscientifico» e come un tentativo di «confondere e manipolare».
Quel rapporto, pubblicato all'inizio di settembre, attribuisce al governo cubano una responsabilità diretta per la crisi nell'isola e propone una nuova assemblea costituente, un'amnistia per i prigionieri politici e un'economia sociale di mercato.
Nel piano bilaterale, lo stesso Rodríguez ha ammesso all'inizio del mese che i colloqui tra Cuba e Stati Uniti sono «bloccati» e senza progressi, il che contrasta con il tono conciliante che il ministro degli Esteri ha adottato nei confronti della diaspora questo sabato.
Cuba prevede di portare nuovamente il tema dell'embargo davanti all'Assemblea Generale dell'ONU nei giorni 27 e 28 ottobre 2026, in quello che sarà un altro capitolo dell'offensiva diplomatica del regime in seno all'organismo multilaterale.
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