Un bambino di nome Miguel è diventato questa settimana il volto dell'infanzia cubana rubata dalla crisi, dopo che un video pubblicato su Instagram lo ha mostrato mentre comprava dolci in un chiosco del suo quartiere per poi camminare due chilometri fino a una spiaggia e venderli.
In una sola frase riassunse tutto e toccò moltissimi cuori: «Preferisco divertirmi lavorando piuttosto che rubando o facendo cose brutte».
Il materiale è stato registrato e diffuso da Yeison López (@hermandadtmph), creatore di contenuti cubano con oltre 600.000 follower, che è tornato sull'isola e documenta la vita quotidiana senza filtri né sensazionalismi.
Nel video, Miguel spiega con una naturalezza sorprendente che i dolci —rosquitas, caramelle e tutto il resto— non sono da mangiare: «A che serve? Per mangiare? No, per venderli». E aggiunge la ragione che ha colpito di più chi l'ha visto: «Quello che serve è avere soldi, così non devi chiedere soldi a tua mamma».
Il minore chiarisce che frequenta la scuola e che lavora esclusivamente nel pomeriggio, nei giorni in cui è previsto dal suo orario. Tuttavia, l'immagine di un bambino che trasporta la sua merce sotto il sole cubano, percorrendo chilometri a piedi per guadagnare qualche peso, ha generato un'ondata di reazioni che mescolano ammirazione e dolore in egual misura.
Il video ha accumulato oltre 45.000 reazioni e quasi 1.400 commenti. Molti utenti hanno riconosciuto il bambino come loro vicino e lo hanno descritto come «molto laborioso». Altri hanno chiesto informazioni per trovarlo e aiutarlo. Un commento ha riassunto ciò che migliaia pensavano: «Un bambino che a così giovane età ha compreso i problemi che causa un sistema che ha fallito. In altri paesi, la cosa migliore che può fare un bambino è essere un bambino, ma qui la necessità ti lascia solo due strade: fare il male o fare quel che puoi per sopravvivere».
La storia di Miguel non è un caso isolato. È lo stesso Yeison López che ha documentato in precedenza la storia di Dainer, un ragazzo di 12 anni di Bahía Honda, Artemisa, che scalava palme reali di oltre venti metri usando corde fatte in casa e percorreva chilometri a piedi nudi per arrivare a scuola. Quel video ha superato le 450.000 visualizzazioni e si è concluso con la consegna di una bicicletta al minore.
Dietro a ciascuno di questi casi c'è una stessa realtà economica schiacciante. Il salario minimo ufficiale a Cuba è di 3.210 pesos —circa 4,65 dollari— da luglio scorso, mentre gli economisti stimano che una persona ha bisogno di circa 96.000 pesos al mese per coprire i propri bisogni fondamentali. Questo divario abissale spinge intere famiglie a cercare entrate in qualsiasi modo, e i bambini non restano esclusi.
Il Osservatorio Cubano de Conflictos ha registrato 71 denunce di lavoro e mendicità infantile nel 2025, e lo stesso regime ha riconosciuto che quasi 200.000 minori si trovano in una situazione di vulnerabilità. Nonostante ciò, l'Unione dei Giovani Comunisti ha negato a giugno l'esistenza di lavoro infantile a Cuba, una dichiarazione che ha provocato un generale rifiuto sui social media.
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