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Il Food Monitor Program (FMP) ha avvertito questo martedì che la crisi alimentare a Cuba sta spingendo bambini e adolescenti ad assumere compiti di sopravvivenza che spettano agli adulti, camuffati socialmente come semplice «aiuto familiare».
Secondo l'organizzazione indipendente che monitora sistematicamente la sicurezza alimentare nell'isola, il fenomeno non è isolato, ma una conseguenza diretta del collasso delle condizioni fondamentali nelle abitazioni e nelle scuole cubane.
I dati del FMP disegnano un panorama critico: il 90% delle scuole primarie analizzate mancava di accesso stabile ad acqua potabile o proteine sicure, e il 78% delle famiglie deve integrare l'alimentazione dei minori durante la giornata scolastica perché più della metà delle famiglie considera insufficiente il pranzo offerto dal centro educativo.
A questo si aggiunge che più del 80% delle famiglie adatta i propri orari di pasto alla disponibilità di elettricità, acqua o altri servizi di base, il che trasforma l'alimentazione in una gestione quotidiana di emergenza.
«In questo contesto avanzano la fame nascosta e forme di lavoro infantile che spesso vengono giustificate come 'aiuto familiare', ma che trasferiscono responsabilità adulte all'infanzia», ha sottolineato il FMP nella sua pubblicazione.
L'organizzazione ha accompagnato la denuncia con un'immagine di un bambino che trasporta un grande sacco sulla testa in una strada, con il messaggio: «La crisi ha anche un volto infantile».
Il fenomeno presenta casi concreti e documentati: un ragazzo di 14 anni è stato visto guidare un bicitaxi per aiutare sua madre nel maggio del 2026, e un bambino di 10 anni usciva a vendere coquitos in strada appena questo mese.
Il Osservatorio Cubano di Conflitti ha registrato 71 denunce di lavoro e mendicità infantile nel 2025, mentre alla fine di quello stesso anno il governo stesso ha riconosciuto che quasi 200.000 bambini e adolescenti si trovavano in una situazione di vulnerabilità o rischio.
La alerta del FMP arriva undici giorni dopo che la Unione dei Giovani Comunisti ha negato pubblicamente l'esistenza del lavoro infantile a Cuba, affermando che «grazie alla Rivoluzione non è una realtà», dichiarazione che ha scatenato una serie di critiche e testimonianze contrastanti sui social media.
La contraddizione con le autorità non è nuova. Díaz-Canel ha ammesso nell'aprile del 2025 l'esistenza del lavoro infantile e della mendicità, sebbene senza offrire soluzioni strutturali: «Non possiamo permettere che in questa fase di crisi economica, ciò proliferi», disse allora.
Il quadro legale non ha frenato la realtà: la Costituzione cubana, il Codice del Lavoro e la Legge 178/2025 vietano il lavoro per i minori di 17 anni, ma il divario tra la norma e ciò che avviene per le strade è sempre più evidente.
L'UNICEF ha riportato nel novembre del 2025 che uno ogni dieci bambini cubani —il 9%— soffre di grave povertà alimentare, consumando appena due dei otto gruppi di alimenti essenziali raccomandati per il loro sviluppo.
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