Foreign Affairs avverte che Cuba si avvicina a un "punto di non ritorno"

Proteste a L'AvanaFoto © Social Media

La rivista Foreign Affairs, considerata la pubblicazione di politica estera più influente al mondo, ha pubblicato questo giovedì un'analisi che avverte che Cuba sta avanzando verso un collasso accelerato dello Stato e dell'economia che potrebbe rendere «virtualmente impossibile» ricostruire l'isola come un luogo stabile, prospero e democratico.

L'articolo, intitolato «Cuba's Point of No Return» («Il punto di non ritorno di Cuba»), è stato scritto da Will Freeman, ricercatore del programma di Studi Latinoamericani del Consiglio delle Relazioni Estere (CFR), e si basa su una visita personale all'Avana nel giugno del 2026.

Freeman apre il testo con un'immagine che funge da metafora per tutto ciò che segue: nel centro dell'Avana, un edificio di 166 anni —l'Istituto Superiore di Design Industriale— è collassato a febbraio dopo due cedimenti parziali nel 2025 senza che lo Stato inviasse nessuno per ripararlo, seppellendo diversi occupanti illegali.

Quando l'autore visitò il luogo, uomini esili scalavano le macerie per strappare mattoni con cui costruire abitazioni precarie.

«Se nulla cambia presto, un governo di transizione potrebbe un giorno trovarsi nella medesima posizione impossibile degli uomini tra le rovine dell'istituto: cercando di costruire qualcosa di sicuro, abitabile e duraturo a partire dalle macerie», scrive Freeman.

L'investigatore descrive la situazione cubana con una frase attribuitale a un diplomatico europeo a L'Avana: «anarchia autoritaria», uno Stato che può ancora soffocare l'espressione politica ma che è incapace di fornire servizi pubblici o prevenire il disordine sociale. «La repressione è l'unica cosa che lo Stato cubano fa ancora bene», sentenzia Freeman.

Come evidenza del deterioramento, l'articolo segnala che la mortalità infantile a Cuba —che nel 2018 era di 4,0 per ogni 1.000 nati vivi, una delle più basse dell'America Latina— è più che raddoppiata fino a 9,9 per 1.000 nel 2025. Gli ospedali sono privi di forniture essenziali e i pazienti devono acquistare dagli antibiotici alle seghe per amputazioni nel mercato nero.

Il'analisi ricostruisce anche il contesto diplomatico del 2026. Secondo il Miami Herald, i negoziati segreti tra Washington e L'Avana sono crollati alla fine di maggio a causa dell'opposizione dei repubblicani della Florida e del rifiuto cubano all'offerta statunitense: investimenti e petrolio in cambio delle dimissioni del presidente Miguel Díaz-Canel e della privatizzazione dell'azienda statale del petrolio CUPET.

Nel mese di giugno, il regime ha annunciato 176 riforme economiche raggruppate in 23 assi per ampliare il settore privato, ma Washington non le ha ritenute sufficienti e ha aggiunto nuove sanzioni contro le aziende statali e i funzionari del regime.

In agosto, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato ad Axios che la politica richiedeva «pazienza e persistenza» e che il regime potrebbe sopravvivere fino al 2028 o oltre, il che Freeman interpreta come un segno che l'amministrazione Trump ha messo Cuba in «pilota automatico»: consente che arrivi sufficiente carburante e cibo attraverso distributori privati per evitare un collasso sociale totale, ma senza un nuovo piano.

Freeman propone tre possibili interpretazioni di questa posizione: che gli Stati Uniti stiano bluffando per riattivare i negoziati bloccati; che Cuba sia stata degradata a priorità a causa dei conflitti in Iran e Venezuela; oppure che Washington speri che il sistema del partito unico imploda dall'interno.

Il maggior pericolo identificato nell'analisi non è il collasso immediato del regime, ma che il deterioramento si consolidi come condizione di base per qualsiasi transizione futura. «Più a lungo durerà l'impasse, più queste tendenze si calcificheranno come condizioni di partenza per qualsiasi transizione futura, riducendo le possibilità che Cuba diventi mai un paese ben governato», avverte Freeman.

La pubblicazione dell'articolo coincide con proiezioni che collocano Cuba come l'economia con il peggior crollo del PIL in America Latina nel 2026, con una contrazione stimata tra il 6,5% e il 7,2% secondo la CEPAL e l'Unità di Intelligenza Economica, e una caduta cumulativa vicina al 23% dal 2019.

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Redazione di CiberCuba

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