
Il giornale ufficiale ¡Ahora!, organo ufficiale del Partito Comunista di Cuba a Holguín, ha criticato questo sabato il fatto che diverse entità statali della provincia non rispettano in modo sistematico gli obblighi legali di rispondere a giornalisti e cittadini.
L'ammissione risulta particolarmente significativa perché proviene dal stesso apparato mediatico ufficiale, non da media indipendenti né da settori oppositori.
L'articolo sostiene che "il problema non è la mancanza di norme, ma che le norme vengono sistematicamente violate e nessuno ne risponde".
Tra le entità segnalate come recidive nella sezione, appaiono l'Istituto Nazionale di Sport, Educazione Fisica e Ricreazione (Inder), Acquedotto e Fognature, il sistema del Commercio, Traffico, Viabilità e Servizi Comunali.
Accumula anche richieste senza risposta la Direzione del Lavoro e della Sicurezza Sociale, le Ferrovie, il Complesso Culturale Plaza de la Marqueta, le Finanze e i Prezzi, la Direzione delle Sale Video, i servizi di Salute di Gibara e Holguín, l'Istituto Nazionale di Pianificazione Territoriale e Urbanistica (Inotu) e l'Edilizia.
Il giornale espone casi concreti che illustrano l'entità di quel silenzio istituzionale. Yuliana Rosabal Castillo, residente nel quartiere Nuevo Llano di Holguín, ha denunciato nel 2025 il traboccamento di una fossa settica verso la via pubblica, ha pagato 280 pesos per il servizio e non ha mai ricevuto né soluzione né risposta.
Né i vicini né i residenti hanno ricevuto spiegazioni per mesi riguardo l'interruzione della luce intermittente situata in cima alla Loma de la Cruz.
Il problema si verifica nonostante il fatto che il sistema giuridico cubano stabilisca scadenze e obblighi specifici. La Legge 162/2023 sulla Comunicazione Sociale dispone che i funzionari pubblici devono gestire la comunicazione "con immediatezza, opportunità, trasparenza e veridicità".
La Legge 168/2024 sulla Trasparenza e Accesso all'Informazione Pubblica, in vigore da luglio, stabilisce un termine di 15 giorni lavorativi per gestire le richieste.
A ciò si aggiunge la Legge 167/2023 del Sistema di Attenzione alle Lamentele e Richieste, in vigore da marzo 2025, che stabilisce 30 giorni naturali per rispondere alle denunce dei cittadini.
Esatto, il stesso quadro normativo citato da ¡Ahora! lascia poco spazio per giustificare che un'istituzione decida semplicemente di non rispondere.
Tuttavia, il settimanale descrive precisamente questa pratica come un comportamento diffuso. Secondo l'articolo, "le entità, sostenute dall'assenza di meccanismi efficaci di controllo, hanno trasformato il silenzio in uno strumento di gestione".
Faustino Fonseca, presidente dell'Istituto di Informazione e Comunicazione Sociale a Holguín, ha riconosciuto che la legislazione consente ai media di denunciare in tribunale coloro che ostacolano l'accesso all'informazione, sebbene non abbia annunciato misure concrete contro le entità indicate.
Por sua parte, Germán Veloz Placencia, presidente dell'Unione dei Giornalisti della provincia, ha dichiarato che tutte le informazioni che non sono classificate come di sicurezza nazionale possono essere pubblicate legalmente.
La denuncia mette in evidenza una contraddizione difficile da ignorare all'interno del discorso istituzionale stesso. Cuba dispone di leggi recenti che promettono trasparenza, accesso alle informazioni e attenzione alle lamentele, mentre una pubblicazione ufficiale riconosce che numerose entità non rispettano queste stesse obbligazioni in modo reiterato e senza conseguenze.
In relazione alla profonda crisi di credibilità della stampa statale cubana, il giornalista ufficialista Abdiel Bermúdez ha ammesso a luglio che questa ha "un'enorme debito con la storia quotidiana" del paese. Inoltre, a marzo, il attore Luis Alberto García ha criticato il silenzio dei mezzi di fronte alle proteste sociali.
Nessuna di queste autocritiche, tuttavia, punta alla radice del problema, ovvero il controllo assoluto del Partito Comunista su ciò che viene pubblicato e su ciò che viene messo a tacere, ulteriormente blindato dal Decreto 160, che vieta il giornalismo al di fuori dell'apparato statale.
Cuba occupa il posto 160 di 180 paesi nell'indice di libertà di stampa di Reporters Without Borders 2026, il secondo peggiore delle Americhe.
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