Poeta cubano alza la sua voce per José Gabriel Barrenechea: «Gridate il suo nome, lui è un uomo di alto calibro»

José Gabriel BarrenecheaFoto © Facebook / José Gabriel Barrenechea Chavez

Il poeta e repentista cubano Juan Carlos García Guridi ha pubblicato questo domenica sul suo profilo Facebook una poesia intitolata «Sin más partido», in cui chiede giustizia per lo scrittore e giornalista indipendente José Gabriel Barrenechea Chávez, prigioniero politico detenuto nel carcere La Pendiente, a Santa Clara.

La composizione condensa in quattordici versi l'indignazione che il caso ha generato tra scrittori, attivisti e organizzazioni per i diritti umani: «Barrenechea / è in prigione, / che situazione / più triste e brutta! / Se Dio pianifica / la sua assoluzione, / chi senza ragione / la boicotta? / Gridate il suo nome / che lui è un uomo / di alto calibro. / Senza altro partito / che essere nato / per essere libero».

Facebook / Juan Carlos García Guridi

Il poema arriva giorni dopo che il Tribunale Supremo Popolare ha ratificato la condanna a sei anni di carcere contro Barrenechea, chiudendo l'ultima via legale ordinaria disponibile per la sua difesa.

Il’origine del caso risale a novembre 2024, quando i vicini di Encrucijada, Villa Clara, sono scesi in strada battendo pentole dopo più di 48 ore senza elettricità. Barrenechea, collaboratore del mezzo indipendente 14ymedio, è stato arrestato dopo la protesta; Cubalex ha documentato almeno nove arresti arbitrari legati a quella manifestazione.

Nel gennaio del 2026, il Tribunale Provinciale Popolare di Villa Clara ha condannato sei persone a un totale di 34 anni di privazione della libertà (alcuni senza incarcerazione) per i fatti di Encrucijada, con sei anni per Barrenechea per il reato di «disturbi pubblici». Il 28 luglio 2026, la Corte Suprema ha respinto il ricorso di cassazione e ha confermato anche le condanne di altri tre manifestanti.

Il tribunale ha argomentato che la protesta «ha superato la protezione costituzionale generando rumori stridenti con oggetti metallici e ostacolando il passaggio pedonale e veicolare». Cubalex ha definito questo ragionamento aberrante e ha sottolineato che contraddice l'Osservazione Generale n. 37 del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, secondo la quale «l'interruzione temporanea del transito, i rumori o i canti non eliminano il carattere pacifico di una protesta».

La dimensione umana del caso aggiunge un livello di crudeltà difficile da ignorare. Mentre Barrenechea rimaneva recluso, sua madre, Zoila Esther Chávez Pérez, di 84 anni, agonizzava per un cancro metastatico. Le autorità negarono i permessi umanitari; tra gli attivisti circolava una frase attribuita a un funzionario del penitenziario: «Il figlio vedrà la madre quando morirà».

Zoila Esther è morta il 4 maggio 2025 senza poter vedere suo figlio, e dalla prigione Barrenechea scrisse una lettera straziante al riguardo in cui espresse: «La colpa è mia. Perché, sapendo del paese in cui mi toccava vivere, ho commesso il gravissimo crimine di unirmi ai miei vicini nella richiesta civica di corrente elettrica».

Nel corso del 2026, García Guridi —nato a Batabanó, Mayabeque, nel 1968— ha consolidato una voce di denuncia sociale attraverso composizioni di ampia risonanza, tra cui una décima sulla raccolta di spazzatura a Bejucal e la poesia «Catarsis», dove ha scritto: «Questo di rimanere in silenzio / non è degno di una medaglia: / Un poeta quando tace / muore, ma di silenzio».

Il caso Barrenechea ha suscitato il rifiuto del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, della Human Rights Foundation, di CIVICUS e di Prisoners Defenders, tutti i quali hanno richiesto la sua liberazione immediata. Cubalex lo ha riassunto chiaramente: «Protestare in modo pacifico non è un reato. Pertanto, ribadiamo la nostra richiesta riguardo alla liberazione immediata e senza condizioni di José Gabriel Barrenechea Chávez e di tutte le persone incarcerate a Cuba per esercitare i propri diritti».

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