
La Commissione per le Appellazioni Immigrazione (BIA, in inglese) degli Stati Uniti ha revocato venerdì l'asilo concesso a una cittadina venezuelana oppositrice del chavismo, in una sentenza con valore di precedente vincolante.
La BIA ha determinato che la cattura e l'uscita dal potere di Nicolás Maduro, il 3 gennaio 2026, comporta un cambiamento nelle condizioni del Venezuela che deve essere considerato nella valutazione delle richieste di asilo basate su persecuzione politica.
Il caso è nato quando il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha appellato la decisione di un giudice dell'immigrazione che, il 22 aprile 2026, aveva concesso l'asilo alla richiedente dopo aver riconosciuto che aveva un timore fondato di persecuzione futura a causa della sua militanza oppositiva.
La donna è arrivata negli Stati Uniti nel luglio del 2014 con un visto da studente e ha dichiarato che lei e suo marito hanno partecipato a gruppi pro-democratici in Venezuela, dove sono stati minacciati e intimiditi da sostenitori del regime e da un funzionario dell'Università di Carabobo.
Secondo il verdetto, «la richiesta della richiedente si basa sulla sua opinione politica di opposizione al governo di Maduro» e riconosce che suo marito è stato aggredito fisicamente. Inoltre, nell'ottobre del 2025 le autorità venezuelane hanno annullato il suo passaporto mentre si trovava già sul territorio statunitense.
Il pannello di tre giudici della BIA ha annullato la decisione di primo grado e ha restituito il fascicolo per una nuova analisi, argomentando che il giudice originale non ha valutato con sufficiente profondità l'impatto del cambiamento politico sul rischio specifico della richiedente.
La sentenza riconosce che un cambiamento nella leadership nazionale non elimina automaticamente il fondato timore di persecuzione, ma stabilisce che «la cessazione del potere del capo di un governo nazionale è un evento molto significativo e non un mero episodio su uno sfondo politico statico».
Questo punto è centrale nel dibattito giuridico: sebbene Maduro sia in prigione negli Stati Uniti, il chavismo non è scomparso.
Delcy Rodríguez governa il Venezuela come presidenta incaricata dal 5 gennaio 2026, suo fratello Jorge Rodríguez presiede l'Assemblea Nazionale, e Diosdado Cabello —ministro dell'Interno— controlla gli apparati di sicurezza e di intelligence dello Stato.
La Missione dell'ONU ha sottolineato che Cabello «dirige il centro dell'apparato repressivo dello Stato» venezuelano e continua a minacciare pubblicamente gli oppositori, alimentando così l'argomento di coloro che sostengono che il rischio di persecuzione persiste.
L'avvocato della richiedente, Rosa M. Medina, ha sostenuto precisamente che «l'apparato strutturale di persecuzione e tortura dello Stato venezuelano rimane intatto» e che le reti militari, di intelligence e paramilitari continuano a essere sotto il controllo di leali al chavismo.
Il giudice di prima istanza aveva concluso che «l'essenza del governo di Maduro permane» e che «il regime di Maduro non è scomparso», ma la BIA ha qualificato queste affermazioni come conclusive e prive di un'analisi fattuale sufficiente riguardo al rischio concreto che affronta la richiedente nel nuovo scenario politico.
La BIA ha citato come prova del cambiamento delle condizioni la riapertura dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Caracas il 30 marzo 2026, il storico accordo petrolifero annunciato il 31 agosto e i colloqui tra il governo venezuelano e l'Assemblea Nazionale del 2015 —l'ultima eletta democraticamente— verso una transizione elettorale.
Il verdetto ordina anche al giudice di primo grado di stabilire se la richiesta di asilo sia stata presentata entro il termine di un anno richiesto dalla legge, questione che il giudice originale non ha affrontato.
Il precedente potrebbe influenzare decine di migliaia di venezuelani con domande di asilo pendenti negli Stati Uniti basate su persecuzione politica sotto il regime chavista, in un momento in cui l'amministrazione Trump mantiene una politica migratoria di massima pressione e ha riattivato la revisione degli asili politici concessi in precedenza.
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