La fotografa cubana Laura Capote porta in Messico il suo sguardo sull'esilio, lo strappo e il corpo femminile

Laura CapoteFoto © Instagram/Laura Capote

La fotografa cubana Laura Capote Mercadal ha inaugurato questo giovedì presso il Centro de Artes Visuales di Mérida, Yucatán, la sua nuova mostra personale intitolata Expolios. Habitar los límites, una dozzina di immagini che esplorano il nudo femminile come territorio intimo di fronte al paesaggio dello sradicamento.

La mostra riunisce fotografie realizzate tra 2019 e 2025 in due scenari distinti: Cuba e lo stato messicano dello Yucatán, dove l'artista risiede attualmente.

Il testo curatoriale, firmato dal critico d'arte David Mateo, identifica come asse centrale «l'esperienza migratoria del soggetto artistico», sebbene quel transito non venga narrato in modo letterale ma attraverso «l'evoluzione dei suoi processi concettuali, allegorici ed estetici».

Mateo descrive la mostra come articolata attorno a «due spazi rappresentazionali, autonomi e interdipendenti»: le cinque fotografie scattate a Cuba nel 2019 costituiscono, secondo il curatore, «un diario visivo dell'estraneità e del congedo» che «registrano il progressivo allontanamento emotivo rispetto a un territorio che ancora rappresenta il suo spazio di appartenenza», citò la rivista indipendente Rialta.

Da parte sua, le immagini realizzate nello Yucatán esprimono il passaggio da «uno sguardo viaggiante» a una «volontà di avvicinamento, esplorazione sensibile del contesto altrui».

Nel corso dell'intera serie, il corpo nudo dell'artista —che si fotografa in spazi «dilapidati, disabitati, contigui, residuali»— funge da unico elemento costante.

«Il nudo rappresenta l'unico elemento che rimane attivo durante tutto il processo di transizione», scrive Mateo.

«Il corpo persiste mentre il paesaggio cambia e funge da una sorta di territorio proprio, una specie di patria 'trasportabile' dalla quale l'artista stabilisce nuovi legami con l'ambiente», segnala.

Espolîi. Abitare i limiti è la seconda mostra personale di Capote Mercadal in Messico.

En dicembre 2024 ha presentato nello stesso Salón Gallos di Mérida la mostra Tramas, la sua prima mostra personale fuori da Cuba, con dieci fotografie incentrate sulla treccia come motivo identitario.

Prima di emigrare, l'artista ha sviluppato un'ampia carriera nell'isola dal 2012, con esposizioni in spazi come la Fábrica de Arte Cubano e la Fototeca Histórica della Oficina del Historiador de la Ciudad.

Attualmente radicata a Mérida, l'artista ha sviluppato una solida pratica fotografica che esplora le intersezioni tra il corpo, il paesaggio, la memoria, la migrazione e l'ecologia politica.

La sua opera fotografica connette l'esperienza personale a narrazioni storiche e sociali più ampie, che riflettono sull'identità e sul territorio.

La sua crescente carriera include mostre personali a Cuba e in Messico, così come importanti riconoscimenti, tra cui i Premi della Biennale Nazionale di Fotografia Alfredo Sarabia e il Premio Artlab 2025 della Galleria Arte 1010.

Parte della serie Expolios è stata pubblicata in precedenza nella rivista accademica Latin American Literature Today, ampliando così la portata dell'opera prima della sua presentazione in sala.

Mérida si è affermata negli ultimi anni come uno dei principali centri di accoglienza per artisti cubani nella diaspora, e il percorso di Capote Mercadal illustra come questa comunità creativa continui a produrre dall'esilio un'opera che dialoga direttamente con l'esperienza di aver lasciato l'isola.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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