
Una giudice di Giudizio Orale a Cancún, Quintana Roo, ha condannato Yosbel Lázaro Planas Pita e Roinel Morejón Rodríguez —entrambi di nazionalità cubana— a quattro anni e sei mesi di prigione per aver mantenuto in ostaggio un connazionale e per aver chiesto alla sua famiglia 8.000 dollari in cambio della sua liberazione.
Il verdetto è stato annunciato dal titolare della Fiscalía General del Estado (FGE) di Quintana Roo durante la conferenza stampa del Gabinetto della Mesa di Pace, come riportato da media locali.
Come è avvenuto il rapimento?
I fatti risalgono a metà aprile 2024, quando la vittima —la cui identità è stata riservata durante l'intero processo— è arrivata a Cancún.
Poco dopo il suo arrivo, fu trasferita contro la sua volontà in un immobile del complesso residenziale Los Héroes, nella Supermanzana 224 del comune di Benito Juárez.
Allí, secondo la FGE, i oggi condannati «procedettero a rinchiuderlo e intimidarlo sotto minaccia di attentare alla sua vita se la sua famiglia non avesse consegnato la somma di ottomila dollari statunitensi».
La vittima è rimasta immobilizzata e sotto sorveglianza continua all'interno dell'abitazione fino a quando, in un attimo di distrazione dei suoi rapitori, è riuscita a urlare chiedendo aiuto verso l'esterno.
Il soccorso ha motivato l'intervento immediato delle forze di polizia che sono entrate nell'immobile, hanno salvato la persona coinvolta e hanno arrestato in flagranza Planas Pita e Morejón Rodríguez.
La sentenza e la polemica sulla tipificazione
Dopo la valutazione delle prove presentate dalla Procura durante l'udienza del Giudizio Orale, il giudice ha determinato la piena responsabilità penale di entrambi gli uomini e ha imposto una pena di quattro anni e sei mesi di reclusione per il reato di privazione illegale della libertà aggravata.
Tuttavia, la condanna ha sollevato interrogativi nei mezzi di comunicazione locali e sui social media, proprio a causa della differenza tra i fatti descritti e la figura giuridica utilizzata.
Il portale Diario Cambio 22 è andato dritto al punto nel sottolineare che «questa condanna di quattro anni e sei mesi è considerata bassa alla luce della gravità dei fatti, poiché l'autorità ministeriale non ha imputato il reato di sequestro, richiedendo unicamente il giudizio per privazione illegale della libertà».
La distinzione ha enormi conseguenze penali: in Messico, il sequestro con richiesta di riscatto comporta pene da 20 a 40 anni di reclusione —e fino a 80 in casi aggravati— secondo la Legge Generale per Prevenire e Sanzionare i Crimini in Materia di Sequestro.
Tuttavia, la privazione illegale della libertà, anche aggravata, comporta pene significativamente inferiori.
Il portale QR Ahora ha posto la domanda che molti si fanno: «Perché, se c'è stata una richiesta di 8.000 dollari in cambio della libertà della vittima, il caso non è stato trattato come un rapimento?».
La FGE non ha fornito una spiegazione pubblica riguardo a quella decisione di classificazione.
Un modello che si ripete a Quintana Roo
Uno degli elementi che ha attirato di più l'attenzione del caso è che sia i carnefici che la vittima sono cubani, il che lo distingue dai modelli più comuni di estorsione nei confronti dei migranti.
Cancún è diventata un palcoscenico ricorrente per questo tipo di crimini contro i connazionali.
En giugno 2023, dieci balseros cubani sono stati sequestrati in Messico con una richiesta di 9.000 dollari.
In luglio 2025, tre cubani sono riusciti a fuggire da una casa sicura a Cancún e hanno chiesto aiuto alla Guardia Nazionale.
Investigazioni giornalistiche hanno documentato inoltre come opera la mafia cubana a Quintana Roo, una rete attiva da almeno il 2009 dedicata al traffico, al rapimento e all'estorsione di connazionali migranti, con richieste di riscatto che arrivano fino a 10.000 dollari da familiari residenti negli Stati Uniti.
Conforme all'articolo 13 del Codice Nazionale di Procedimenti Penali, la sentenza contro Planas Pita e Morejón Rodríguez può ancora essere confermata, modificata o revocata da un'istanza superiore, come precisato dalla stessa FGE nei suoi comunicati ufficiali.
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