«Chiedi come si placa tutta la sete di un'isola»: poeta e giornalista di Matanzas

I cubani affrontano problemi di approvvigionamento idrico (Immagine di riferimento)Foto © Raúl Navarro / Periódico Girón

La poetessa e giornalista matancera Lianet Fundora ha ottenuto una Prima Menzione al Concorso Dibattito José Jacinto Milanés, con la sua poesia in decime «Toda la sed de una Isla», un'opera lirica che ritrae le angosce quotidiane nel paese, in particolare quelle legate all'acqua.

Il riconoscimento ha avuto rilievo nel contesto della 34ª Fiera Internazionale del Libro svoltasi a Matanzas dal 20 al 23 agosto, come pubblicato dal giornale Girón venerdì 21. Il concorso menzionato è un'importante competizione poetica con una lunga storia nella vita letteraria della provincia occidentale. È stato storicamente indetto dalla Casa delle Lettere Digdora Alonso, Edizioni Matanzas e dal Centro di Promozione Letteraria José Jacinto Milanés.

La décima di Lianet Fundora, strutturata in quattro espinelas —forma classica di dieci versi ottonari con profonde radici nella cultura cubana—, ritrae un padre inginocchiato, colpendo il marciapiede e caricando un tubo sotto il sole delle tre del pomeriggio, in attesa di un'acqua che non arriva.

Fundora ha spiegato che l'opera parla «delle nostre realtà, di quelle ferite che portiamo dentro, della quotidianità di ogni giorno che caratterizza il cubano», e che traccia «un'analogia con la stessa crocifissione di Cristo e quelle croci quotidiane che portiamo anche noi nel nostro cammino quotidiano attraverso la nostra esistenza».

Il poema si apre con una scena di ricerca e dolore fisico: «Mio padre si è inginocchiato, / colpisce ancora il marciapiede, / non schiva il dolore, macera / le sue dita. Assorto / nella ricerca ha dimenticato / i suoi uccelli in cattività. / Qualcuno lancia un'imprecazione / e il mezzogiorno si spezza, / la croce di un tubo / pesa sulla sua spalla. È serio».

La seconda strofa approfondisce l'attesa e la speranza infranta: «Né dal suo costato sgorga / l'acqua, c'è solo una traccia / sanguinolenta sul braccio / di tanta speranza rotta. / Padre suda goccia a goccia / le conseguenze dell'oblio, / le sue mani si sono sciolte / nella moltitudine che arde. / -Sono già le tre del pomeriggio- / ma niente si è realizzato».

La chiusura eleva la scena quotidiana a una domanda collettiva senza risposta: «Affonda il tuo orecchio nella terra / a cui è promesso. / Mio padre è un cervo ferito / in una guerra silenziosa. / La sua mano a tentoni si aggrappa / alla mano che legge il diritto / mentre la siccità isola / la resurrezione dell'anima. / Chiedi come si placa / tutta la sete di un'isola».

La décima risuona con forza di fronte alla grave crisi idrica che attraversa Cuba. Secondo dati di maggio 2026, circa 2,7 milioni di cubani affrontavano gravi difficoltà per accedere all'acqua potabile, mentre altri milioni la ricevevano in modo intermittente. A L'Avana, gli interessati hanno superato il mezzo milione a luglio, e si sono segnalati quartieri privi di fornitura per diverse settimane consecutive in varie province.

Le cause sono strutturali: oltre l'80% degli acquedotti cubani dipende dal Sistema Elettrico Nazionale, il che li rende vulnerabili ai blackout, e il sistema idrico funziona con una porzione molto ridotta del combustibile necessario, il che riduce drammaticamente la capacità di pompaggio.

La strofa di dieci versi, che costituisce una tradizione molto solida nella poesia dell'Isola e in tutta Hispanoamerica, è stata recentemente utilizzata da altri poeti cubani come José Martínez, Juan Carlos García Guridi, Jorge Luis (Veleta) Mederos e Sindy Manuel Torres, per riferirsi alla dura quotidianità che affronta Cuba. 

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