Analista Jorge de Armas: «Cuba ha bisogno di un terremoto di grado 15 sulla scala di Trump»

Il presidente Trump, in un'immagine diffusa in video dalla Casa Bianca.Foto © La Casa Bianca

Lo scrittore e analista Jorge de Armas ha lanciato una delle frasi più incisive della settimana durante la tavola rotonda settimanale su CiberCuba, moderata da Tania Costa: «Cuba ha bisogno di un terremoto di grado 15 sulla scala di Trump che porti via assolutamente la miseria, la deprivazione e faccia sparire dalla terra le persone che attualmente ostacolano un cambiamento che non è nemmeno più necessario».

La dichiarazione è emersa nel contesto del dibattito su una falsa allerta sismica che ha scatenato panico a Cuba martedì, quando notifiche di terremoto sono arrivate ai telefoni Android in diverse province senza che le autorità del Servizio Sismologico Nazionale avessero emesso alcun avviso, secondo la versione ufficiale.

De Armas ha usato la metafora geologica per andare oltre il dibattito tecnico sull'allerta: il suo diagnostic punta a una crisi strutturale senza ritorno. «Il paese ha già raggiunto un punto in cui nemmeno un cambiamento garantisce un futuro. Il paese deve essere rifondato. Deve essere ricostruito», ha affermato.

Ma l'analisi di De Armas non si è fermata alla metafora. L'analista ha identificato due grandi vittorie del totalitarismo sulla società cubana: «Sono specialisti nella battaglia del tempo e nel deviare la narrativa».

Il secondo trionfo che ha sottolineato è, a suo giudizio, il più devastante: la distruzione della coscienza civica. «Il danno reale peggiore, che non è solo antropologico, va oltre: è che non ci vediamo più come cittadini. Non siamo in grado di prendere in mano le redini perché per farlo bisogna essere cittadini. E questo ce l'hanno portato via. E lì loro sono re», ha dichiarato.

Questa riflessione si collega a uno degli aspetti del dibattito: la polemica generata in settori dell'esilio dopo la liberazione di Luis Manuel Otero Alcántara, l'artista e attivista del Movimento San Isidro, che è arrivato a Miami il 19 luglio 2026 dopo cinque anni di prigione. De Armas ha criticato aspramente coloro che lo hanno attaccato, definendoli una «orda di cederisti in esilio la cui unica maniera di essere anticastristi è essere più castristi dei castristi».

In quella stessa linea, l'analista ha avvertito sulla contraddizione di alcuni discorsi oppositori: «Lutteremo contro Castro, ma alla fine sosteniamo la dittatura con quel proprio discorso. È legato a una perdita del valore civico».

En la tertulia hanno partecipato anche lo scrittore Camilo Venegas, dalla Repubblica Dominicana, e l'analista Frank Rodríguez, da Miami, che hanno discusso anche dell'espulsione di nove diplomati cubani dalla Repubblica Dominicana il 13 agosto, collegata a presunti tentativi di impedire la diserzione di atleti cubani durante i Giochi Centroamericani e dei Caraibi di Santo Domingo 2026.

Una spettatrice della tavola rotonda durante la trasmissione ha riassunto lo stato d'animo collettivo con una domanda che è rimasta in sospeso: «Vedo solo silenzio, tutto si sta smontando come la meringa, oppure è la calma prima della tempesta?» Secondo Camilo Venegas, è la calma prima della tempesta.

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Redazione di CiberCuba

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