
Vecini del municipio Plaza de la Revoluzione, a L'Avana, hanno protagonizzato questo martedì un cacerolazo riportato in tempo reale da CubaNet Noticias e dal giornalista indipendente Yosmany Mayeta Labrada attraverso i loro profili Facebook.
La protesta ha un significato simbolico eccezionale: quel municipio ospita il Palazzo della Rivoluzione, sede del governo cubano, il Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e i principali monumenti del potere politico dell'isola.
Il fragore delle pentole si fa sentire in mezzo a una doppia crisi che colpisce simultaneamente gli habaneri. Da un lato, la Unión Eléctrica ha previsto per questo martedì una disponibilità di appena 933 MW contro una domanda di 3,250 MW, con un deficit di 2,317 MW e danni stimati fino a 2,347 MW.
La protesta arriva poco dopo un guasto nel centro di raccolta di Canasí che ha lasciato senza gas di città sette municipi della capitale dal lunedì, tra cui Plaza de la Revolución, Habana Vieja, Centro Habana, Cerro, 10 de Octubre, Playa e Marianao. L'azienda statale CUPET aveva promesso di ripristinare la fornitura «nelle ore mattutine di martedì 11 agosto».
Il cacerolazo di martedì non è un fatto isolato, ma piuttosto l'escalation più diretta al cuore politico della capitale, all'interno di un'ondata di proteste che va crescendo in intensità e prossimità al potere da mesi.
In marzo, i residenti di Nuevo Vedado hanno suonato le pentole a poche isolati dal Palazzo della Rivoluzione, e giorni dopo i cacerolazos sono arrivati davanti al Comitato Centrale del PCC a El Vedado durante blackout di oltre 30 ore.
Nel mese di giugno, la zona di Boyeros e Tulipán, all'interno dello stesso comune, ha protestato per diversi giorni a causa di interruzioni di corrente. Il 17 luglio, un nuovo cacerolazo ha scuotere El Vedado dopo oltre 30 ore senza elettricità.
A fine luglio, i residenti di El Fanguito hanno bloccato l'Avenida 23 dopo oltre 48 ore senza elettricità, acqua né gas, anche all'interno del municipio Plaza de la Revoluzione.
Il collasso energetico che alimenta queste proteste è sistemico. Il Sistema Elettrico Nazionale ha subito la sua settima disconnessione totale dell'anno il 3 agosto, e i blackout hanno superato le 87 ore a Matanzas e le 20 ore quotidiane in circuiti dell'Avana.
Il regime ha insistito nell'attribuire il collasso all'embargo statunitense, ma la popolazione risponde con cacerolas e, in diverse occasioni, con slogan che vanno oltre la richiesta di servizi essenziali: «Vogliamo libertà», hanno gridato i manifestanti in vari punti della capitale negli ultimi mesi.
Il previsione dei blackout per questa settimana non promette sollievo, e la promessa non mantenuta del gas sintetico tiene sette municipi dell'Avana privi di uno dei loro servizi base più essenziali.
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