La giornalista cubana in esilio Suleidy Peñate Ramos ha pubblicato un video su Facebook in cui denuncia il devastante impatto psicologico che i blackout prolungati stanno causando nella popolazione cubana, a partire dalla testimonianza disperata di un'amica che vive nell'isola.
Nel video, di quasi 12 minuti, Peñate Ramos legge ad alta voce il messaggio che gli ha inviato quell'amica —descritta come una persona «molto saggia»— che, dopo oltre 45 ore senza elettricità, ha gridato dal balcone della sua casa fino a rimanere afona, senza che nessun vicino si unisse alla sua protesta.
«Mi hanno lasciata sola, tutti intorno pensavano allo stesso modo ma nessuno si è unito al mio discorso, mi hanno ascoltata in silenzio e poi, quando ormai ero afona e quasi senza voce da non poter più urlare, tutti quelli che potevano hanno acceso i propri gruppi elettrogeni o quel che è e hanno continuato con le loro vite e qui non è successo niente», dice il messaggio letto dalla giornalista.
L'autrice del testimonianza descrive la vergogna e l'abbandono che prova di fronte a quella passività collettiva: «Si comportano come lo stesso governo che tanto criticano a bassa voce, per questo non provo neanche un minimo di entusiasmo né piacere nell'anima nel dire che sono cubana».
Peñate Ramos, che ha lavorato in Perlavisión e è stata direttrice di Informazione in Canal Habana prima di esiliarsi a Lisbona, intercalando quel racconto con dati di uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine dai psicologi cubani Yunier Broche-Pérez e Zoylen Fernández-Fleites, basato su 415 adulti intervistati tra luglio e novembre del 2025.
I risultati sono allarmanti: il 55,4% degli intervistati soffre di depressione estremamente severa, il 66% ansia severa, il 65,8% stress estremo e più del 79% presenta alti livelli di irritabilità.
«Questi livelli di danno psicologico sono comparabili solo ai danni causati dalle guerre e dai grandi disastri naturali», afferma la giornalista nel video, che ha accumulato più di 136.000 visualizzazioni e circa 9.500 reazioni.
La comunicatrice denuncia anche la normalizzazione progressiva della crisi energetica tra la popolazione: cubani che ormai si accontentano di tre o quattro ore di elettricità al giorno e che cronometrono il tempo per cucinare, lavare e svolgere le faccende domestiche nel breve intervallo in cui arriva la corrente, persino svegliandosi alle tre del mattino per approfittarne.
«Non può essere che le persone inizino a rassegnarsi a qualcosa che prima non era normale. Siamo nel XXI secolo. Dove sta andando Cuba?» chiede Peñate Ramos.
«Stanno spegnendo poco a poco il popolo cubano», conclude Peñate Ramos. «Là non manca solo l'elettricità, manca la libertà».
Alla crisi elettrica si aggiunge la scarsità d'acqua e i prezzi stratosferici degli alimenti: un uovo supera i 200 pesos cubani e un chilo di carne può raggiungere gli 800 pesos, per poi marcire per mancanza di refrigerazione.
La giornalista sottolinea inoltre che gli strumenti alternativi —pannelli solari, batterie portatili— sono inaccessibili per la maggior parte, poiché costano centinaia di dollari e possono acquistarli solo coloro che hanno familiari all'estero.
Questo video è una continuazione di una linea di denuncia portata avanti dall'esilio. A metà luglio, Peñate Ramos ha pubblicato un altro messaggio virale in cui il regime deve una scusa e un risarcimento al popolo cubano, accumulando quasi 15.000 visualizzazioni in poche ore.
Cuba attraversa nel 2026 la sua peggiore crisi energetica in decenni, con almeno sei blackout nazionali generalizzati registrati quest'anno e interruzioni che in alcune province arrivano a 20 ore al giorno.
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