Cubana disperata dopo giorni di blackout: «In questo paese non c'è libertà, siamo prigionieri e legati mani e piedi»

La Havana in blackout (immagine di archivio)Foto © Facebook / Henry Rodríguez

Le immagini delle sue piccole figlie sdraiate sul pavimento di piastrelle per cercare di alleviare il caldo accompagnano la denuncia di una madre cubana che afferma di aver trascorso quattro giorni consecutivi senza elettricità, in mezzo a una delle peggiori crisi di blackout che sta attraversando l'isola.

La cubana, identificata come Amelia Cabrera, ha pubblicato questo martedì su Facebook un messaggio straziante rivolto all'Unione Elettrica (UNE) e al governo, in cui ha descritto l'esaustione della sua famiglia dopo giorni trascorsi a cucinare con legna, sopportando zanzare e cercando di affrontare le alte temperature senza ventilatori né refrigerazione.

«Fino a quando le mie figlie devono sopportare il caldo e le punture di zanzare per non vivere in un circuito protetto, o meglio detto, perché nessun comunista vive in questo circuito, per questo non siamo protetti», ha scritto.

La denuncia punta direttamente a uno dei problemi che provocano maggiore indignazione tra i cubani durante l'attuale crisi energetica: le differenze tra i cosiddetti «circuiti protetti», che per determinate ragioni sono esenti dai blackout programmati, e le zone dove le interruzioni possono prolungarsi per praticamente tutta la giornata.

Cabrera ha raccontato che la disperazione è arrivata al punto di pensare di rivolgersi alle autorità con i pentoloni anneriti per aver cucinato a legna, per mostrare loro le condizioni in cui vive la sua famiglia.

Finalmente desistette, come riportò, per timore delle conseguenze che una protesta potrebbe avere.

«Ricordai che in questo paese non c'è libertà, che siamo prigionieri e legati mani e piedi, e che se reclami o dici qualcosa ti mettono in prigione e gettano la chiave per controrivoluzionario», affermò.

Captura di Facebook/Amelia Cabrera

Il testimonianza della madre arriva in una delle settimane più critiche dell'anno per il Sistema Elettrico Nazionale (SEN).

Per questo martedì, la UNE ha previsto una disponibilità di appena 933 MW durante l'orario di maggiore domanda, di fronte a una domanda stimata di 3.250 MW. Il deficit previsto raggiungeva i 2.317 MW e l'impatto poteva arrivare a 2.347 MW, cifre che riflettono l'entità del deterioramento del sistema elettrico cubano.

In pratica, la disponibilità prevista equivaleva a meno di un terzo dell'elettricità necessaria al paese durante il momento di maggior consumo.

La crisi ha lasciato scene sempre più estreme in diverse province. A Matanzas sono state segnalate interruzioni di fino a 87 ore consecutive; in alcuni quartieri di Santiago di Cuba i residenti affermano di avere a disposizione solo una o due ore di servizio elettrico al giorno, mentre a L'Avana i circuiti non protetti hanno dovuto affrontare interruzioni superiori a 20 ore giornaliere.

A questo si aggiungono i ripetuti collassi del SEN. Cuba accumula nel 2026 almeno sette disconnessioni totali del sistema, l'ultima il 3 agosto scorso, quando l'isola è tornata ad essere completamente al buio.

«Ricordai che in questo paese non c'è libertà»

La paura espressa da Cabrera si manifesta anche in un contesto segnato da denunce di organizzazioni indipendenti sulla repressione nei confronti di coloro che protestano o esprimono pubblicamente il proprio malcontento.

L'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani ha documentato quasi 2.000 azioni repressive durante il primo semestre del 2026, mentre Prisoners Defenders ha registrato 1.306 prigionieri politici a luglio, secondo il suo rapporto mensile.

I blackout sono stati precisamente uno dei principali fattori scatenanti di proteste spontanee a Cuba negli ultimi anni, in mezzo al crescente deterioramento delle condizioni di vita, alla scarsità di cibo e carburante e all'esaurimento di una popolazione che trascorre intere giornate senza elettricità.

Nel caso di Cabrera, la dimensione della crisi si riflette non solo nei dati ufficiali del deficit energetico, ma anche in una scena molto più quotidiana: due bambine che cercano a terra qualcosa che possa alleviare il caldo dopo giorni senza corrente.

La madre ha concluso il suo post con un messaggio rivolto a coloro che, come ha denunciato, rimangono estranei alle privazioni che affrontano molte famiglie cubane:

«Questo messaggio è per tutti coloro che vivono bene ai piani alti. Viva Cuba Libera, senza blackout né fame.»

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Redazione di CiberCuba

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