Ileana de la Guardia, figlia del colonnello Antonio «Tony» de la Guardia Font —fucilato il 13 luglio 1989 insieme al generale Arnaldo Ochoa nella cosiddetta Causa Numero Uno del regime castrista— ha rivelato in un'intervista con Tania Costa un episodio che, a suo avviso, dimostra che il verdetto di quel processo era già deciso molto prima che iniziasse il processo formale.
Secondo quanto racconta Ileana de la Guardia, prima che iniziasse il processo giudiziario, Raúl Castro pronunziò un discorso televisivo in cui dedicò gran parte del tempo ad attaccare il generale Ochoa, sostenendo che le sue opinioni «non corrispondevano alle opinioni di Cuba» e che «quel tipo di generale» dovrebbe andare in Europa dell'Est.
Ciò che seguì fu ancora più rivelatorio, secondo la sua opinione. «Poi, a un certo punto, dice: “Abajo Ochoa!” e dà un colpo così sul tavolo», ricorda la figlia maggiore di Tony de la Guardia, descrivendo la scena in dettaglio.
Però, a suo avviso, il momento più impattante è arrivato alla fine di quell'intervento. Secondo la testimonianza della neuropsicologa, Raúl Castro ha avvertito apertamente che «quello che uscirà domani sul quotidiano Granma non è ciò che sto dicendo qui, sarà la versione ufficiale».
Quella confessione pubblica che esisterebbe una versione per il regime e un'altra per la storia è ciò che Ileana de la Guardia definisce «impressionante».
A tutto questo si aggiunge una percezione che la figlia di Tony de la Guardia non esita a esprimere: «A me dà l'impressione, inoltre, che Raúl Castro fosse addirittura ubriaco, perché era davvero un discorso molto disorganizzato, impulsivo, che si ripeteva».
Il discorso è stato pronunciato prima dell'inizio formale del processo militare, che è cominciato il 30 giugno 1989. Per Ileana de la Guardia, questo fatto da solo dimostra che il suo epilogo —le quattro fucilazioni del 13 luglio— era già stato concordato in anticipo dal regime.
La Causa Numero Uno è considerata da analisti e familiari dei condannati come una purga politica orchestrata dai Castro per eliminare voci all'interno delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell'Interno che simpatizzavano con le riforme della Perestrojka sovietica.
Ileana de la Guardia sostiene che suo padre parlava apertamente, prima della sua detenzione, della «necessità di cambiamento» e di come il sistema comunista cubano, così come quello sovietico, «non avesse funzionato».
In questo senso, la neuropsicologa è categorica: «Credo che sia stato un processo in cui Raúl Castro e Fidel Castro hanno cercato di eliminare quella posizione che c'era all'interno delle Forze Armate e del Ministero dell'Interno, posizioni che si potrebbero forse definire 'perestroiche', anche se loro non lo hanno mai riconosciuto».
Il narcotraffico, a suo avviso, era solo un pretesto. L'obiettivo reale era silenziare coloro che, dall'interno dell'apparato militare, mettevano in discussione la continuità del sistema.
Tony de la Guardia aveva 51 anni quando fu giustiziato. Suo fratello gemello, Patricio de la Guardia, fu condannato a 30 anni di carcere nella stessa causa. Più tardi, in una causa parallela, la numero 2, fu giudicato l'allora ministro dell'Interno, José Abrantes, che morì di infarto in prigione.
Ileana de la Guardia descrive il processo contro suo padre e contro il generale Ochoa come uno sforzo deliberato per «umiliare e degradare l'immagine» degli accusati per giustificare i fucilamenti, in un contesto dove, secondo le sue parole, non esisteva una reale protezione giuridica né una difesa efficace.
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