«Uscire per strada ti rilassa... al contrario»: Il desolante ritratto di un quartiere cubano

Accumulo di spazzatura e scarichi di acque reflue in una strada dell'Avana.Foto © Facebook/Jesús Molina

Un cubano identificato come Jesús Molina ha condiviso questo mercoledì su Facebook una testimonianza accompagnata da diverse immagini che riflettono il profondo degrado del suo quartiere, segnato dall'accumulo di spazzatura, acque reflue per le strade e il deterioramento delle infrastrutture, in mezzo a una crisi aggravata dai blackout e dalla mancanza d'acqua.

«È impossibile... dopo una notte dopo l'altra senza elettricità e otto giorni senza acqua... credere che uscire per strada possa rilassarti in qualche modo», scrisse Molina nel descrivere una realtà che, lungi dall'offrire un respiro, aumenta la frustrazione e l'esaurimento di chi la vive.

Le immagini, registrate alla fine di luglio, mostrano marciapiedi distrutti, contenitori dell'immondizia completamente strabordanti, rifiuti sparsi nelle aree verdi e pozzetti di acque nere che invadono la via pubblica. Sullo sfondo si possono osservare edifici residenziali con segni visibili di degrado.

Nella sua pubblicazione, il cubano mette in discussione anche il discorso ufficiale che insiste nel mettere in risalto «il lato positivo e bello di Cuba, la più bella», una frase alla quale risponde con un breve ma incisivo commento: «lo è stata».

Sulle costanti discussioni riguardo a chi sia il responsabile della crisi, Molina minimizza il dibattito con ironia: «Se la colpa ce l'ha Chicho... il Toti o la madre dei pomodori... beh, già questo è bla, bla, bla».

Per lui, il problema trascende la ricerca di colpevoli. «La situazione è che l'equilibrio delle cose è sfuggito di mano e il caos è leviatanico», sentenzia.

Il testimone si aggiunge a un lungo elenco di denunce da parte dei cittadini che negli ultimi mesi hanno evidenziato il deterioramento dei servizi di base a Cuba. A luglio di quest'anno, i residenti di El Fanguito, a La Habana, hanno bloccato la calle 23 dopo essere rimasti senza elettricità, acqua e gas per oltre 48 ore. Nei quartieri come Lawton e Alamar, i residenti sono addirittura arrivati ad appiccare fuoco ai rifiuti accumulati a causa dell'assenza di raccolta dei rifiuti.

La pubblicazione coincide anche con uno dei momenti più critici per il sistema elettrico cubano. Lo scorso 3 agosto, l'isola ha subito il sesto collasso totale del Sistema Elettroenergetico Nazionale nel 2026. Pochi giorni prima, il 29 luglio, l'Unione Elettrica ha riportato un deficit record di 2.380 megawatt, sufficiente per influire sul servizio elettrico per circa il 74% del paese durante l'orario di massima domanda.

I prolungati blackout hanno un impatto diretto sull'approvvigionamento idrico. A L'Avana, l'87% del sistema di pompaggio dipende dall'energia elettrica, pertanto ogni interruzione prolungata lascia centinaia di migliaia di persone senza accesso al servizio per diversi giorni.

Secondo specialisti di Aguas de La Habana, nel mese di luglio più di 500.000 abitanti della capitale non avevano un rifornimento regolare di acqua. Mesi prima, lo stesso governo aveva ammesso che quasi tre milioni di cubani affrontavano problemi di accesso a questa risorsa nel paese.

A questo si aggiunge la crisi della raccolta dei rifiuti. Dal mese di febbraio si è riportato che soltanto 44 dei 106 camion di raccolta di La Habana erano operativi, una situazione che provocava l'accumulo quotidiano di decine di migliaia di metri cubi di rifiuti e aggravava i problemi sanitari nella capitale. Fino ad oggi non si sa se la situazione sia cambiata.

Molina conclude la sua pubblicazione con una frase carica di rassegnazione e sarcasmo, un tono sempre più frequente tra i cubani che utilizzano i social media per esprimere il loro malcontento nei confronti del deterioramento delle loro condizioni di vita: «Pazienza... se va bene».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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