
Il poeta colombiano Fernando Rendón, presidente del Movimento Poetico Mondiale, ha pubblicato venerdì una lettera aperta indirizzata al «popolo cubano» in cui invita il mondo a «mobilitarsi per aiutare a proteggere la sua esistenza e sovranità» e attribuisce la mancanza di elettricità e acqua nell'isola esclusivamente all'embargo statunitense, senza menzionare in alcun momento la responsabilità del regime dopo 67 anni di governo a partito unico.
Il testo è stato diffusione attraverso REDH-Cuba (Rete in Difesa dell'Umanità), piattaforma allineata con il discorso ufficiale del regime cubano, ed è stato anche pubblicato dal quotidiano statale Trabajadores, il che trasforma la lettera in un documento di propaganda piuttosto che in una riflessione letteraria indipendente.
Rendón, fondatore nel 1991 del Festival Internazionale di Poesia di Medellín e coordinatore generale del Movimento Poetico Mondiale dal 2011, apre la sua lettera con un'evocazione lirica del 1 gennaio 1959, quando, secondo quanto scrive, «uno spirito simile a quello del primo giorno di primavera attraversò l'Isola della Luce e tutta l'America Latina».
Da quella primavera poetica, il testo costruisce una Cuba eroica e resistente: «La guerra silenziosa e logorante contro di voi continua. Il boicottaggio nordamericano continua a vietare l'ingresso di petrolio, beni e prodotti di prima necessità, alimenti e medicinali, portandovi in una situazione difficile in cui mancano anche di elettricità e acqua. Eppure, nonostante il vostro coraggio, la vostra integrità rimane intatta».
Il problema con quell'immagine è che contrasta frontalmente con la realtà documentata. Durante luglio, i blackout nell'isola —causati da un collasso del sistema elettrico dopo decenni di abbandono, cattiva gestione e mancanza di investimenti— hanno avuto una media di oltre 20 ore giornaliere, con zone di Matanzas senza elettricità per oltre 80 ore consecutive. Il giorno 29 scorso, la previsione dell'Unione Elettrica ha rotto un altro record, annunciando un deficit di 2,380 MW nell'ora di punta.
La crisi non è solo elettrica. Le autorità cubane hanno riconosciuto che solo il 30% dei medicinali essenziali erano disponibili nel sistema sanitario. Secondo i dati della stessa Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI), nel 2025 sono emigrati da Cuba 245.264 persone. Stime indipendenti collocano a oltre un milione i cubani che hanno lasciato l'isola dal 2021.
A questa folla umana si aggiunge la repressione politica. Prisoners Defenders ha documentato 1.306 prigionieri politici a Cuba alla fine di giugno 2026, inclusi minori in esecuzione della pena. Nulla di tutto ciò appare nella lettera di Rendón.
Il poeta colombiano chiude la sua missiva con un appello alla solidarietà continentale: «Il popolo di Cuba è il nostro: il popolo latinoamericano, al quale ci rivolgiamo per la sua coscienza e spirito di unità. Il destino dei nostri popoli è quello del continente, così come il destino del Venezuela e della Colombia è il destino dell'America Latina». La menzione del Venezuela risulta significativa in un testo che parla di sovranità e dignità, dato che quel paese sta attraversando la sua crisi politica dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte di forze statunitensi nel gennaio del 2026.
Il fenomeno illustrato dalla lettera di Rendón è stato analizzato con precisione dal politologo cubano Armando Chaguaceda nel suo saggio «La traizione illustre», pubblicato nel giugno del 2026. Chaguaceda ha descritto come alcuni intellettuali progressisti «producano analisi che relativizzano la repressione, trovando sempre una causa esterna —il blocco, l'intervento imperialista, la provocazione di Miami— che sposta la responsabilità dal governo».
La carta di Rendón è un esempio quasi didattico di quel meccanismo: l'elettricità mancante non è conseguenza di decenni di gestione centralizzata e fallita, ma del «boicottaggio nordamericano»; l'acqua che scarseggia non riflette il collasso di infrastrutture abbandonate, ma la malvagità del «nemico». Il regime rimane assolto. Il popolo cubano, al contrario, diventa un semplice scenario poetico di una narrativa che non gli appartiene.
Chaguaceda è stato incisivo nel valutare quel silenzio complice: «Quello silenzio non è stato neutrale. Quello silenzio è stata una decisione».
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