
Il giornalista indipendente e attivista cubano Yosmany Mayeta Labrada ha visitato questo mercoledì la redazione di Martí Noticias, la piattaforma digitale della Office of Cuba Broadcasting (OCB), agenzia del governo degli Stati Uniti che opera Radio y TV Martí.
«Orgoglioso di far parte della grande famiglia di Martí Noticias, la mia casa sin da giovane e ora un po' più adulto», ha scritto Mayeta in un post su Facebook, accompagnato da fotografie scattate presso la sede dell'OCB a Miami, di fronte al cartello del Newsroom dell'istituzione.
L'annuncio arriva appena poche settimane dopo che Mayeta è riuscita a risolvere un lungo processo migratorio che minacciava la sua deportazione a Cuba.
Il 1º luglio 2026, le sue avvocate Liudmila Marcelo e Yelena Guerra sono riuscite a far sì che la Corte di Immigrazione archiviò tutte le accuse contro di lui, annullando il processo di deportazione e consentendogli di procedere con la richiesta di residenza permanente presso il Servizio di Cittadinanza e Immigrazione (USCIS).
Mayeta era arrivato negli Stati Uniti nel 2019 con un visto J-1 legato a una borsa di studio in giornalismo, il che lo ha lasciato in un limbo legale per sette anni: questo tipo di visto richiede un waiver o due anni di residenza nel paese d'origine prima di poter modificare lo stato migratorio.
Nel giugno del 2026, il giornalista ha rivelato pubblicamente il suo dramma migratorio e ha avvertito che essere deportato equivarrebbe a carcere a Cuba per il suo attivismo e il suo lavoro giornalistico contro il regime.
Nativo di Santiago di Cuba, Mayeta si è unito all'Unione Patriottica di Cuba (UNPACU) nel 2011 e da allora ha sviluppato il progetto di giornalismo cittadino «Kuba x Dentro», con il quale documentava blackout, repressione poliziesca, scarsità e corruzione nella parte orientale del paese.
Colaborò con mezzi indipendenti come CubaNet e 14ymedio prima di andare in esilio.
Il suo nome ha oltrepassato i confini dell'attivismo grazie al fenomeno virale «¡Súbelo, Mayeta!», uno slogan nato da una canzone degli artisti urbani santiagueri Lico Wayne, Tino Mán e del produttore Asdrúbal Reyna, che è diventato un grido popolare di denuncia civica sui social media.
Il motto è passato dagli schermi alla strada nell'ottobre del 2024, quando giovani a Santiago de Cuba hanno guidato una conga di protesta cantando la frase in pieno collasso elettrico nazionale, consolidando Mayeta come una figura di riferimento per la denuncia civica a Cuba.
Con il suo ingresso in Martí Noticias, il santiaguero compie un salto dal suo lavoro di comunicatore cittadino indipendente a una piattaforma mediatica istituzionale con maggiore portata e risorse, sebbene con legami che, come lui stesso riconosce, risalgono alla sua giovinezza come giornalista.
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