¡Per ridere! Se il Titanic fosse stato a Cuba: «Per indietro neanche per prendere slancio»

Cubano all'esteroFoto © TikTok / @yoandryquinterooo

Un sketch di quasi due minuti pubblicato su TikTok dal creatore cubano Yoandry Quintero immagina cosa sarebbe successo se il Titanic fosse affondato con cubani a bordo, e il risultato è un ritratto dirompente —e esilarante— dei vizi più riconoscibili della società cubana: l'infiltrazione, la burocrazia, i blackout, le code e il desiderio irriducibile di non tornare sull'isola.

Il video pubblicato il 16 luglio inizia con l'annuncio dell'impatto contro un iceberg. Prima che qualcuno possa reagire, un passeggero ha già pronta la spiegazione: è colpa dell'embargo. La risposta della responsabile è immediata: «Sicurezza, affogate qualcuno».

Desde quel primo colpo, lo sketch non si ferma. La protagonista —una donna che si autoproclama capo della scialuppa di salvataggio senza che nessuno l'abbia scelta— lo giustifica con una logica impeccabilmente cubana: «Io ero la zia che repartiva i pezzetti di cake al compleanno».

A partire da lì, l'affondamento del Titanic diventa una serie di situazioni che qualsiasi cubano riconoscerà immediatamente.

Il nipote di Felita si infiltra senza problemi grazie a una raccomandazione familiare. Una donna viene espulsa urlando perché «pensa di essere in fila per il pollo» e aveva prenotato per cinque persone mentre la barca affondava.

Una anziana di 98 anni viene respinta con l'argomento che possono entrare solo le persone di quell'età «se accompagnate dai propri genitori». Un ragazzo di grande statura non può salire perché gli viene richiesto il documento d'identità per dimostrare che è minorenne —il documento, ovviamente, «è andato perso in barca»— e la responsabile gli dice di andare a recuperarlo e tornare quando ce l'hanno.

Il gruppo di cubani a bordo è identificato nel sketch da un segnale inconfondibile: si stanno lamentando del blackout della nave. «Da quale parte di Cuba erano loro che si stavano lamentando se a Cuba non c'è mai luce?», chiede la responsabile.

Il momento del rimorchio arriva quando tutti sono già sulla barca. La capitana improvvisata dà l'ultima istruzione: «Ho bisogno che prendiate i vostri documenti, li gettiate in acqua e facciate sembrare che vi siate annegati». E di fronte a qualsiasi dubbio sul destino, chiude con una frase che riassume decenni di esodo cubano: «No, amore mio, mi dispiace, non andiamo a Cuba. Chi guida la barca sono io e indietro nemmeno per prendere impulso».

Il humor di Quintero si inscrive in una tradizione consolidata sui social media, dove la satira su blackout, code, carenza e burocrazia funge da cronaca sociale della crisi. Comici come Chequera, con i suoi sketch sui blocchi elettrici, hanno trasformato il collasso quotidiano in materiale comico di ampio respiro.

Il contesto, da parte sua, non invita all'ottimismo: per agosto si prevedono black-out di fino a 20 ore al giorno a Cuba, il che ha intensificato il fenomeno dell'umorismo virale come valvola di sfogo di fronte a una crisi che non mostra segni di attenuazione.

Il video di Quintero superava, al momento di questa nota, i 2.734 like e 490 condivisioni, cifre che riflettono la risonanza immediata di uno sketch che, con il Titanic come scusa, riesce a ritrarre in meno di due minuti ciò che molti cubani vivono ogni giorno.

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Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.

Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.