Viceministro cubano sulle pressioni degli Stati Uniti: «Cuba non accetterà meno di quanto ha conquistato quasi 70 anni fa»

Carlos Fernández de Cossío in un'intervista con Al Jazeera.Foto © Captura de Video/Youtube/Al Jazeera

Il viceministro degli Affari Esteri di Cuba, Carlos Fernández de Cossío, ha assicurato che il regime non cederà alle pressioni degli Stati Uniti e ha difeso che l'isola manterrà la sua sovranità di fronte all'inasprimento delle sanzioni statunitensi. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate durante un'intervista concessa al canale Al Jazeera giovedì scorso da L'Avana, in un contesto segnato dal deterioramento delle relazioni bilaterali e dalla profonda crisi economica ed energetica che sta attraversando il paese.

La frase che il Ministero degli Esteri cubano ha messo in evidenza su X come sintesi della posizione ufficiale è stata contundente: «Cuba non accetterà meno di quanto gode oggi e di ciò che ha conquistato quasi 70 anni fa: la piena sovranità e i pieni diritti della nazione cubana».

Fernández de Cossío ha sostenuto che l'incremento delle pressioni di Washington risponde a due fattori. Il primo è la politica estera dell'amministrazione di Donald Trump, che ha definito «estremamente ostile» e orientata a imporre i suoi obiettivi attraverso l'uso del potere militare ed economico. Il secondo è l'influenza del lobby anticastrista negli Stati Uniti, descritto come «una minoranza molto piccola ma con grande influenza», che - secondo quanto affermato - ha raggiunto un livello di accesso senza precedenti alla politica estera americana e cerca di imporre la sua agenda su Cuba.

Il viceministro ha affermato che dall'inizio del 2026 Washington ha imposto circa 250 sanzioni contro l'isola e ha qualificato quella politica come una «guerra economica» destinata a «rendere la vita insopportabile al popolo cubano attraverso la punizione collettiva».

La entrevista si è svolta appena un giorno dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo giro di sanzioni contro nove entità e due funzionari cubani, mirate al settore energetico, a presunti operazioni per eludere restrizioni da parte di GAESA e al programma di missioni mediche.

Dialogo senza progressi

Sullo stato delle conversazioni tra i due paesi, Fernández de Cossío ha confermato che esiste un canale di comunicazione sostenuto da Washington e accettato da La Habana, anche se ha insistito che il governo cubano non lo considera una negoziazione formale.

«Il dialogo non è progredito molto perché gli Stati Uniti continuano a credere erroneamente di poter imporre le loro condizioni a Cuba e di poter strappare concessioni sul nostro sistema politico e costituzionale», ha affermato.

Le sue dichiarazioni coincidono con quelle rilasciate lo scorso 1° luglio dal cancelliere Bruno Rodríguez, che ha riconosciuto che il dialogo «non mostra alcun progresso», così come con quelle del primo ministro Manuel Marrero, che ha confermato che il team negoziale opera con il sostegno di Raúl Castro e Miguel Díaz-Canel.

«Nessuna di queste opzioni è accettabile»

Al essere interrogato sulla possibilità che le pressioni statunitensi evolvono verso uno scenario simile a quello di Porto Rico o a quanto accaduto in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi nel gennaio del 2026, il viceministro ha risposto che «nessuna di queste opzioni è accettabile per Cuba».

Ha anche avvertito che una eventuale azione militare americana «non sarà facile» e potrebbe tradursi in un «bagno di sangue», con vittime sia cubane che americane.

Riguardo a una possibile mediazione internazionale, ha sottolineato che entrambi i governi possono comunicare direttamente attraverso le loro ambasciate, sebbene non abbia escluso la partecipazione di un terzo paese che, a suo avviso, rispetti il diritto internazionale e la sovranità di Cuba.

Lo stesso giovedì dell'intervista, Fernández de Cossío ha reagito anche alle nuove sanzioni annunciate dal segretario di Stato, Marco Rubio, definendole «una guerra aperta contro tutto il popolo», in una nuova escalation delle tensioni tra L'Avana e Washington.

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Redazione di CiberCuba

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