
Appena otto giorni dopo essere arrivato nel suolo statunitense, Luis Manuel Otero Alcántara ha vissuto questo domenica un momento carico di emozione assistendo al concerto di Daymé Arocena nella Sala Catarsis del Teatro Trail, a Coral Gables, Miami.
Il stesso attivista e artista visivo ha condiviso l'incontro sul suo profilo Facebook con le parole: «Molto bello il concerto di Daymé Arocena oggi nella sala Catarsis del Teatro Trail. La musica cubana brilla e unisce, sia in esilio che all'interno di Cuba. #EstamosConectados».
Le fotografie pubblicate mostrano entrambi gli artisti abbracciarsi affettuosamente all'interno del locale, con il cartello al neon verde di «Sala Catarsis» visibile sullo sfondo. L'evento, presentato da Díktuon, si è svolto in un formato acustico e intimo, con una capacità di meno di 100 persone.
L'incontro acquista una dimensione simbolica speciale per la data in cui avviene: il 26 luglio, anniversario dell'assalto al Quartier Moncada, diventato dalla dittatura cubana la sua ricorrenza più celebrata. Il fatto che due delle figure più riconosciute della resistenza culturale cubana si riuniscano proprio quel giorno a Miami sottolinea l'idea che Otero Alcántara ha espresso con il suo hashtag: la cultura cubana trascende i confini imposti dal regime.
Otero Alcántara è arrivato all'Aeroporto Internazionale di Miami il 18 luglio sul volo AA2706 proveniente da L'Avana, con un permesso umanitario approvato dal Servizio di Cittadinanza e Immigrazione degli Stati Uniti. La sua condanna di cinque anni scadeva formalmente il 9 luglio 2026, ma è stato estratto dal carcere di Guanajay il giorno 7 senza che fosse comunicato il suo stato per diversi giorni, situazione che Amnesty International ha definito come «scomparsa forzata».
«Sono stato espulso da Cuba, non va bene. Ero ancora in prigione. Mi stavano semplicemente portando in un altro posto», ha dichiarato l'attivista dopo il suo arrivo a Miami.
Daymé Arocena, da parte sua, è una delle voci più riconosciute della musica cubana in esilio ed è stata apertamente critica del regime. Nel febbraio del 2025 dichiarò a BBC Mundo che «Cuba è un paese con un peso di repressione e dittatura», e in quella stessa intervista menzionò Otero Alcántara —allora ancora incarcerato— come esempio concreto di quella repressione.
Il legame tra entrambi risale a tempo. L'11 luglio 2021, durante le storiche proteste popolari, i due hanno fatto appello pubblicamente ai cubani affinché scendessero in strada. Arocena pubblicò allora: «Esigere i nostri diritti non è un reato! Gli spazi pubblici sono nostri! Che si senta forte e chiaro il nostro malcontento!!!».
Questo domenica, nella Sala Catarsis, quel filo che li unisce dal 11J è tornato a farsi visibile. Otero Alcántara ha anche affermato in questo giorno che costruire una Cuba migliore è una «responsabilità collettiva» dei cubani dentro e fuori dall'isola, e ha ribadito il suo impegno con l'attivismo: «Continuerò a lottare per la mia missione».
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