Quando la giustizia smette di essere indipendente: I tribunali al servizio del potere

Trinubal Provinciale de La Habana.Foto © CiberCuba

Le democrazie non scompaiono unicamente quando si chiudono i parlamenti o si sospendono le elezioni. In molte occasioni continuano ad esistere tribunali, codici e giudici. Ciò che scompare è l'indipendenza della giustizia.

Quando il Poder Judicial smette di servire la legge per servire il governante, il cittadino perde l'ultimo rifugio contro l'abuso dello Stato.

L'esperienza cubana rappresenta uno dei casi più chiari di questo processo in America Latina. Dopo il 1959, l'indipendenza giudiziaria fu progressivamente sostituita da un sistema in cui i tribunali furono subordinati agli interessi politici del regime. La giustizia smise di essere un potere dello Stato per diventare uno strumento del potere.

In queste condizioni, l'accusato non si trova più ad affrontare unicamente un pubblico ministero. In realtà, si trova ad affrontare tutto l'apparato politico che in precedenza ha deciso quale debba essere l'esito del processo.

Quando un giudice teme di andare contro il potere, la sentenza smette di dipendere dalle prove e inizia a dipendere dal tornaconto politico.

La storia dimostra che questo fenomeno non si manifesta da un giorno all'altro. Inizialmente si scredita chi difende l'indipendenza della giustizia. Successivamente si modificano le leggi per aumentare il controllo dell'Esecutivo. Infine, le nomine, le promozioni e la permanenza dei giudici diventano soggette alla fedeltà politica e non alla loro capacità professionale.

A partire da quel momento, la legge perde la sua essenza. Non protegge più il cittadino di fronte allo Stato; protegge lo Stato di fronte al cittadino.

Le conseguenze sono profonde. Gli oppositori incontrano enormi ostacoli per ottenere un processo imparziale. I giornalisti critici affrontano procedimenti giudiziari sproporzionati. I difensori dei diritti umani vivono sotto una costante minaccia legale. Il cittadino comune apprende che reclamare giustizia può diventare un rischio personale.

Senza una giustizia indipendente scompare anche la fiducia pubblica. La popolazione smette di credere nei tribunali perché comprende che molte decisioni rispondono a interessi politici e non al principio di imparzialità.

Questa costituisce una delle lezioni più importanti che Cuba offre oggi all'America Latina.

Non basta conservare edifici giudiziari, giudici in toga o codici redatti con attenzione. Ciò che è veramente indispensabile è preservare l'autonomia di coloro che amministrano giustizia. Laddove un magistrato riceve istruzioni dal potere politico, la democrazia inizia a perdere uno dei suoi pilastri fondamentali.

L'indipendenza giudiziaria non è un privilegio dei giudici. È il diritto di tutti i cittadini ad essere giudicati unicamente dalla legge. Quando questo principio scompare, la libertà comincia a dipendere dalla volontà di chi governa e non dalla protezione delle istituzioni.

La storia cubana dimostra che nessuna società perde la giustizia tutto in una volta. La perde lentamente, attraverso piccole concessioni, silenzi opportunistici e riforme apparentemente innocue, fino a quando un giorno scopre che non esiste più un tribunale in grado di difendere il cittadino di fronte al potere.

Esa è, forse, una delle avvertenze più preziose che l'America Latina dovrebbe ascoltare prima che sia troppo tardi.

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