Gli Stati Uniti preparano un caso contro Cuba? Il rapporto del Dipartimento di Stato che spiega tutto

Tania Costa, Alejandra Franganillo, Sayde Chaling-Chong e Manuel MilanésFoto © CiberCuba

Un rapporto di 107 pagine pubblicato il 20 luglio dal Dipartimento di Stato, sotto la direzione del segretario Marco Rubio, ha acceso il dibattito tra gli analisti cubani: Washington sta costruendo un caso formale contro il regime dell'Avana?

Il documento, intitolato «Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo», classifica il regime dell'Avana come una minaccia strutturale per la sicurezza nazionale statunitense e dettaglia decenni di spionaggio, sovversione e operazioni di influenza coordinate dall'Isola con la mediazione di Cina, Russia e Iran.

La analista Alejandra Franganillo, ricercatrice associata presso Pan-American Strategic Advisors, è stata molto diretta nel panel «Transizione a Cuba» di questo giovedì. «Credo che stiamo preparando un caso. Molte persone hanno pensato che questo rapporto fosse ridicolo, che stessimo tornando all'era di McCarthy. Ma tutti concordiamo sul fatto che stanno preparando un caso per un possibile intervento o qualsiasi cosa sia sul tavolo».

La presentatrice Tania Costa ha posto la domanda che ha strutturato il dibattito: «Perché adesso? Perché tutto questo era già noto», ha detto facendo riferimento al riepilogo storico dell'influenza cubana su determinati gruppi pro-regime negli Stati Uniti, come la Brigada Venceremos, i Pastori per la Pace e il Gremio Nazionale degli Avvocati.

In questo senso, Costa, che ha dichiarato di aver letto tutte le 107 pagine, ha spiegato che il nucleo del documento raccoglie fatti degli anni '60 e '70 già noti alla comunità cubana, poiché molti di essi sono stati resi pubblici dallo stesso regime dell'Avana. Per lei, la vera novità si trova altrove: «Per me, ciò che è rilevante sono i riferimenti costanti alla Direzione di Intelligenza (del regime cubano), che fino ad ora è solo un acronimo, la DI, ignoto ai cubani».

Quel organismo, distinto dal noto DTI o dalla Sicurezza dello Stato, appare nel documento come l'attore principale delle operazioni antiamericane del regime. Franganillo ha ribadito quel punto: «Per me, al momento, l'unica cosa che funziona a Cuba è l'intelligence. Il sistema di intelligence cubano è uno dei più forti. Credo che ci siano l'intelligence russa e quella cubana».

Il rapporto sostiene inoltre che dal 1958 l'obiettivo fondazionale del castrismo è stato quello di distruggere l'«impero» statunitense, riformulando il problema: non si tratta più di un popolo oppresso senza economia, ma di una minaccia strategica a 90 miglia dalla Florida.

Come ha riassunto Chaling-Chong: «Non stiamo più parlando di un popolo oppresso, di un'economia assente. No, no, stiamo parlando di una tirannia che, fin dal suo sorgere, ha come funzione quella di distruggerci e che si trova a 90 miglia, con sbocchi per tutto l'antiamericanismo internazionale».

I panelisti hanno concordato sul fatto che il rapporto si rivolge principalmente al cittadino statunitense medio, per il quale queste rivelazioni sono davvero una novità. Un telespettatore del programma lo ha riassunto con precisione: «È come se stessero preparando l'americano, mostrandogli al popolo americano in realtà che cos'è la tirannia cubana».

Il contesto politico amplifica il peso del documento. Franganillo ha sottolineato che Marco Rubio guida un Dipartimento di Stato il cui team è composto in gran parte da cubanoamericani, ciò che lei descrive come il lobbismo cubano più potente nella storia di Washington.

Il rapporto arriva dopo una serie di casi di spionaggio cubano di alto profilo: Ana Belén Montes, analista di intelligence della difesa che ha lavorato per L'Avana per quasi due decenni, e Víctor Manuel Rocha, un diplomatico condannato nel 2024 a 15 anni di prigione per lo stesso motivo. Nessuno dei due, ha sottolineato Franganillo, era cubano.

In marzo di quest'anno, il FBI ha rivelato che Cuba ha reclutato spie nelle università della Ivy League, illustrando la capacità di penetrazione della DI che ora il rapporto colloca al centro dell'analisi.

La domanda che è rimasta aperta nel dibattito è la stessa che aleggia su tutta la strategia dell'amministrazione Trump verso Cuba: se il rapporto è il primo passo di un caso in costruzione, qual sarà il prossimo?

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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