Una giornalista cubana ha trasformato un video «entusiasta» in un riflesso della crisi economica che sta attraversando l'isola, mostrando per la prima volta nella sua vita una banconota da 5.000 pesos e constatando che quella cifra supera il suo stipendio mensile completo.
Yirmara Torres Hernández, professionista di Matanzas, ha pubblicato il reel su Facebook durante un corso presso la sede dell'Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), dove un collega ha tentato di pagare uno spuntino da 60 pesos con una banconota da 5.000.
«Primo biglietto da 5.000 pesos cubani che vedo... Pensare che è più del mio stipendio attuale», ha scritto la giornalista in calce al video.
La scena risulta «impressionante» per diverse ragioni: in primo luogo, per i bassi salari del settore composto dai «soldati della Rivoluzione»; in secondo luogo, perché, sebbene non fosse l'obiettivo della giornalista, denuncia la scarsità di contante che esiste nel paese, con i mali che questo comporta.
La situazione si aggraverà ad agosto: Torres Hernández ha rivelato che a partire da quel mese il suo stipendio corrisponderà alla somma di una banconota da 5.000 e una da 2.000 pesos, ossia 7.000 pesos in totale.
Ma la paradosso più crudo che ha evidenziato non è l'importo, bensì il modo di pagamento: «Ci pagano in modo digitale, il che è come se non ci pagassero», ha affermato, riferendosi al fatto che i lavoratori statali ricevono i loro stipendi tramite bonifico bancario in un paese dove il commercio quotidiano opera principalmente in contante.
«È che il salario dei giornalisti cubani è inferiore a questo», ha aggiunto nella trascrizione del video, concludendo con una frase che riassume lo stato della stampa statale cubana: «Belli i bigliettini. Peccato che si possa comprare così poco con essi».
«Insomma, che alla fine a pagare sono sempre i soliti...», osservò la professionista delle parole con una conclusione che non richiede molte spiegazioni.
I commenti al reel hanno riflesso che l'esperienza di Torres Hernández non è eccezionale.
Varrij utenti hanno affermato di non aver mai visto prima quella banconota, e l'utente Xiomara Miyares ha scritto: «Siamo già due a non aver incassato con quella banconota, se riusciremo a incassarla», a cui Elda M Tundidor ha risposto: «Siamo già tre e credo che il conto sia davvero grande».
El commentatore Maykel Delgado ha messo in prospettiva il valore reale della banconota: «5.000 pesos equivalgono a un deodorante». Torres Hernández ha risposto: «Più o meno. O a una bottiglia d'olio. Incredibile».
La user Lily La Fé ha sottolineato che coloro che hanno denaro contante «sono privilegiati», mentre Otmara Bartumeut ha avvertito che la banconota di alta denominazione «viene bloccata dalle mipymes e dalle banche private; non circolerà, questo è sicuro».
Delgado ha spiegato in un altro commento la logica dietro la sfiducia bancaria: «Nessuno in perfetta salute mentale conserverebbe grandi somme in valuta nazionale, dato che ogni giorno si deprezza e non ha valore in nessun paese del mondo», e ha aggiunto che i cubani evitano di depositare perché le banche «non sono affidabili» e spesso non restituiscono il denaro quando è necessario.
L'utente Hiram Torres ha avvertito che l'emissione di banconote di alta denominazione «porterà più inflazione», previsione con cui la stessa giornalista è stata d'accordo.
L'episodio riassume l'andamento vorticoso che vive l'economia cubana dopo decenni di gestione dittatoriale: il regime emette banconote di denominazioni sempre maggiori in risposta all'inflazione, ma questa stessa misura accelera la perdita di valore del peso, mentre i lavoratori statali ricevono in digitale un denaro che non possono toccare in un paese dove tutto si acquista in contante.
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