
Mentre una parte significativa della popolazione cubana non ha accesso adeguato al cibo, una nuova generazione di creatori di contenuti digitali presenta piatti decorati, caffè di lusso ed esperienze gourmet sui social media.
L'organizzazione Food Monitor Program (FMP) ha pubblicato un analisi sugli influencer gastronomici cubani in cui avverte sulle implicazioni etiche, psicologiche e sociali di questo fenomeno in mezzo alla peggiore crisi alimentare che l'isola stia attraversando da decenni.
Secondo dati forniti dallo stesso FMP e dall'organizzazione Cuido60, il 96,91% della popolazione cubana non ha accesso adeguato al cibo, e nel 2025 uno ogni tre nuclei familiari —il 33,9%— ha riferito che almeno un membro è andato a letto affamato negli ultimi 30 giorni, un aumento di 9,3 punti percentuali rispetto al 2024.
In questo stesso contesto, cinque province si trovano in una situazione critica di insicurezza alimentare: L'Avana, Matanzas, Cienfuegos, Guantánamo e Santiago di Cuba.
El FMP descrive il fenomeno come una «disonanza cognitiva» che colpisce lo spettatore medio: i video di ristoranti privati e paladares di alto costo —i cui piatti equivalgono a diversi giorni di stipendio minimo— circolano sulle stesse piattaforme dove milioni di cubani cercano ricette di sopravvivenza.
«Il cibo ha smesso di essere un atto di piacere sociale per trasformarsi in una sfida logistica di sopravvivenza per molti», segnala il rapporto.
La organizzazione avverte che gli algoritmi di Instagram, TikTok e Facebook non sono progettati per riflettere la realtà sociale, ma per massimizzare la permanenza dell'utente.
«L'algoritmo non distingue tra la rappresentazione di uno stile di vita e la promozione di una fantasia irraggiungibile; rileva semplicemente che ciò che è visivamente attraente genera più clic», evidenzia il FMP, un effetto che l'analisi descrive come «gaslighting digitale» o distorsione digitale della realtà.
Basandosi sulla teoria dello psicologo sociale Leon Festinger, l'analisi mette in guardia che il confronto costante con individui di maggiore potere d'acquisto —in un paese dove la mobilità sociale è bloccata— non genera aspirazione, ma frustrazione, bassa autostima e depressione.
«Il contrasto tra il 'io' che lotta per i beni di prima necessità e il 'l'altro' digitale che gode di esperienze gourmet genera una dissonanza che erode la salute mentale della popolazione, trasformando l'intrattenimento digitale in un meccanismo di punizione psicologica involontaria», conclude il FMP.
Il rapporto sottolinea inoltre che molti di questi creatori ricevono cibo gratuito o pagamenti diretti per recensire esercizi senza dichiararlo, trasformando i loro post in pubblicità occulta.
La influencer Flavia Blanco, interpellata da un follower su come si sente a promuovere luoghi inaccessibili per la maggior parte, ha risposto: «Mi sento bene. La situazione del paese, l'inflazione del dollaro e i prezzi dei ristoranti non li decido io, saluti e benedizioni».
El FMP identifica inoltre una dicotomia nel linguaggio del contenuto gastronomico cubano: mentre gli influencer di lusso parlano di «esperienza gourmet», «abbinamento perfetto» o «presentazione impeccabile», i creatori che documentano la scarsità utilizzano espressioni come «quello che rende», «a che prezzo» o «la lotta quotidiana».
In sintesi, sono due universi paralleli che coesistono sulle stesse piattaforme e riflettono la frattura sociale dell'isola.
L'organizzazione riconosce che tra i creatori di contenuti ci sono anche delle eccezioni: Ydalgo Martínez organizza pranzi solidali per anziani senza risorse, un modello che il FMP indica come esempio di uso responsabile delle piattaforme.
L'analisi conclude che la soluzione non passa dalla censura, ma dalla responsabilità.
«Omettere la crisi della fame e della povertà nel discorso digitale non è solo una scelta di nicchia, ma un atto di invisibilizzazione della realtà nazionale», afferma il FMP, che invita i creatori a dichiarare le loro collaborazioni retribuite, a includere la cultura culinaria popolare e a rendere visibile la sicurezza alimentare nei loro contenuti.
Il contesto in cui emerge questo dibattito è devastante: un recente sondaggio ha rivelato che uno ogni tre nuclei familiari cubani soffre la fame, e l'80% dei cubani considera che l'attuale crisi è peggiore del cosiddetto Periodo Speciale dopo la caduta del blocco sovietico.
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