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Il scrittore ed ex direttore televisivo Yin Pedraza Ginori ha pubblicato questo sabato, proprio nel quinto anniversario dell'11J, una cronaca apocrifa sul suo Facebook in cui immagina come abbia reagito Raúl Guillermo Rodríguez Castro —«El Cangrejo», nipote di Raúl Castro— leggendo l'articolo che Michel Torres Corona gli ha dedicato sul portale uruguaiano Mate Amargo. Il verdetto del «nietísimo principe ereditario cangrejístico»: tre lettere stampate con rabbia nell'angolo del foglio: PLP. «Partirle Le Pesti».
La scena inizia alle quattro del mattino dell'11 luglio, una data che giustifica il risveglio anticipato nella cronaca perché, per chi comanda, «comporta un lavoro extra in termini di controllo della situazione». Il Cangrejo di Pedraza Ginori arriva al Palazzo delle Convenzioni —nella sede che «ora gli appartiene», quella stessa dove suo nonno annunciò la morte di Fidel— vestito con jeans artigianali in denim selvedge italiano, una maglietta Hugo Boss e delle sneaker Hermès del 890 euro. Nulla che non si sia già visto nell'intervista reale che il personaggio ha concesso a USA Today il 6 luglio, dove ha dichiarato di essere disposto a negoziare con Trump il futuro di Cuba indossando quello stesso guardaroba più un Rolex Submariner al polso.
Sobre la mesa storica, la segretaria Yunisleidys —nome scelto da Pedraza Ginori con sarcastica precisione— ha posato una copia stampata dell'articolo «Il granchio e il vampiro», firmato da Torres Corona e pubblicato il 9 luglio su Mate Amargo. Il testo lascia «Raulito» senza parole: lo definisce «protoborghese cubano, appassionato dei bar alla moda e con la consueta estetica servile del nuovo ricco», denuncia che «foto sue in contesti simili, di sfacciata vanità, circolavano per le reti digitali» e gli rimprovera di «andare in giro deridendo i funzionari, gli uomini e le donne che ogni giorno si sacrificano per mantenere in piedi il paese, flirtando con i nemici».
Quando termina di leggere il «mamotreto» —parola che Pedraza Ginori usa con tutta l'intenzione del mondo—, El Cangrejo scarabocchia le iniziali e firma. A mezzogiorno, con una cartella di pelle Salvatore Ferragamo sotto braccio, si reca al suo ufficio quotidiano con il nonno e gli pone i documenti davanti: «Questo è un scritto che ha fatto un tale Michel che presenta un programma televisivo, mettendomi a paragone». L'anziano generale osserva le iniziali e chiede. «Vedo che hai scritto PLP». La risposta del nipote non lascia spazio a interpretazioni: «Sì, credo che 'Partirle Le Gambe' sia il minimo che merita».
Raúl Castro, nella versione di Pedraza Ginori, non solo approva ma amplia anche il raggio d'azione: «Fai bene. Con questa gente non si può essere molli. Anzi, informati su chi c'è dietro di lui e fai lo stesso con loro». Una minaccia familiare per chiunque conosca come opera la Sicurezza dello Stato cubano, ma qui servita in tono di sainete, con la naturalezza con cui si chiede il dessert.
Lo che rende particolarmente pungente la satira è che Torres Corona non è un dissidente né un esiliato: è il conduttore del programma «Con Filo» della Televisione Cubana. È stato già censurato ad aprile del 2026 quando ha tentato di criticare in diretta Sandro Castro —il «Vampiro», nipote di Fidel— dopo l'intervista di quest'ultimo con CNN. Questa volta si è rivolto direttamente a un portale uruguaiano per chiedere ciò che la televisione ufficiale gli proibisce: «Cosa giustifica la sua impunità?»
La settimana che ha preceduto la cronaca è stata caratterizzata da un'inedita turbativa interna. Il cantautore Israel Rojas ha chiesto scusa pubblicamente per essere stato «ingenuo» riguardo ai privilegi dell'élite. La madre della responsabile della Comunicazione del Palazzo della Rivoluzione ha esposto su Facebook che qualcuno deve «far tacere» il nipote di Raúl. E il primo ministro Manuel Marrero ha accusato i critici di mettere in atto «un piano ben congegnato per generare incertezza e sfiducia», definendo le voci dissidenti come «omicidi di reputazione». Tutto ciò mentre il popolo cubano continua a vivere senza luce, senza cibo e senza risposte.
Pedraza Ginori, che ha diretto e scritto per la televisione cubana tra il 1965 e il 1995 prima di esiliarsi, da anni pubblica sui social network cronache con un taglio umoristico che ritraggono il potere dall'interno con un'acume che inquieta proprio perché risulta verosimile.
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