José Daniel Ferrer, leader dell'Unione Patriottica di Cuba (UNPACU), ha vissuto questo sabato uno dei momenti più emotivi del Rally del Giorno della Liberazione tenutosi a Miami per commemorare il quinto anniversario delle proteste dell'11 luglio 2021, con un messaggio che ha unito denuncia, speranza e un urgente appello all'azione permanente.
L'evento, organizzato da Cuban Freedom March sotto la direzione di Alián Collazo, è iniziato con una marcia da La Casa del Preso, in Calle Ocho a Little Havana, e si è concluso con un raduno principale al Domino Park che si è protratto fino a notte.
Dal palcoscenico, Ferrer ha ricordato l'importanza storica di quelle giornate del 2021, quando i cubani sono scesi in strada in oltre quaranta città, da San Antonio fino all'oriente del paese, e ha avvertito che la repressione non è cessata: «Cinque anni sono già passati da quelle grandi e gloriose proteste. E centinaia di prigionieri politici sopravvivono tra violenza, torture, fame estrema, malnutrizione, tubercolosi, scabbia e molte altre malattie pericolose».
L'oppositore ha sottolineato che, nonostante 67 anni di dittatura, la resistenza all'interno dell'isola non si è spenta: «Il popolo non si arrende. Continua a far risuonare le sue pentole, a chiudere le strade, a erigere barricate, a accendere falò nelle notti, illuminando le notti di blackout, a dipingere graffiti contro la tirannia».
Ferrer è stato categorico nel respingere l'idea che la lotta si limiti a date simboliche: «La lotta non è una questione di un giorno 11 luglio, non è una questione di dieci giorni all'anno, né tantomeno di 100. La lotta è una questione di tutti i giorni. È una questione di energia, di strategia, di sacrificio, di intelligenza, di conoscenza, di disciplina e, soprattutto, di tanto amore per Cuba».
Il leader dell'opposizione, esiliato forzatamente da Cuba nell'ottobre del 2025 dopo oltre quattro anni di incarcerazione nella prigione di Mar Verde, a Santiago di Cuba, ha anche sottolineato il sostegno politico che la causa cubana ha a Washington: «Oggi, cinque anni dopo l'11 luglio, senza dubbio, siamo più forti che mai e siamo più vicini alla libertà perché abbiamo amici negli Stati Uniti. Abbiamo il presidente Donald Trump, abbiamo Marco Rubio, abbiamo i congressisti cubanoamericani, abbiamo senatori come Rick Scott e Ashley Moody».
Il quinto anniversario dell'11J arriva con cifre che illustrano l'entità della repressione: a maggio 2026 sono state registrate 1.281 persone private della libertà per motivi politici a Cuba, delle quali almeno 338 stavano scontando pene direttamente collegate alle proteste del 2021.
Il regime ha liberato 2.010 prigionieri il 2 aprile 2026 come presunto gesto umanitario, ma ha escluso esplicitamente coloro condannati per reati contro l'autorità, categoria sotto la quale rientra la maggior parte dei prigionieri dell'11J. La condanna di Luis Manuel Otero Alcántara, leader del Movimento San Isidro, scadeva il 9 luglio senza che il Tribunale Supremo Popolare applicasse alcuna riduzione.
L'evento a Little Havana ha incluso incluso una mostra d'arte al Tower Theater, con performance, poesia e la proiezione del documentario «Cuba y La Noche», oltre alla partecipazione della cantante Aymée Nuviola.
Ferrer ha concluso il suo intervento con una promessa che riassume lo spirito dell'evento: «Oggi siamo più vicini al momento in cui crollerà la tirannia e avremo la Cuba Libera con tutti e per il bene di tutti, sognata da Martí».
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