Cacerolazo ad Alamar: i residenti bruciano rifiuti in strada contro i blackout del regime

I vicini di Alamar hanno organizzato un cacerolazo e bruciato rifiuti in strada martedì sera in protesta contro i blackout del regime cubano.



Cacerolazo ad AlamarFoto © Captura de video / Facebook

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Vecini delle Zone 9 e 11 del Rione Alamar, nel comune di Habana del Este, hanno partecipato martedì sera a un cacerolazo e hanno bruciato i rifiuti accumulati in strada come protesta contro i prolungati blackout imposti dal regime cubano, come documentato da diversi profili su Facebook. 

CubaFace Noticias ha informato che il cacerolazo è avvenuto intorno alle 22:00 ora locale, in mezzo a un'interruzione di corrente che è durata per ore. 

La manifestazione è avvenuta appena un giorno dopo che Cuba ha subito la sua settima disconnessione totale del Sistema Elettroenergetico Nazionale in 18 mesi —la terza nel 2026—, con un deficit di 2.230 MW rispetto a una disponibilità di appena 1.000 MW.

La consigna «#Libertad» ha accompagnato la pubblicazione del video, dove si sentivano i vicini battere le pentole.

Alamar non è un palcoscenico nuovo per questo tipo di proteste. Il 23 marzo 2026 ci sono stati già cacerolazos e incendi di rifiuti nel quartiere, e il 21 maggio una protesta notturna si è conclusa con una repressione da parte della polizia e almeno un arresto.

Il cacerolazo di martedì si inserisce in un'ondata di proteste che ha scosso Cuba da marzo e che ha raggiunto il suo culmine a giugno, quando sono state registrate 107 manifestazioni di strada in tutto il paese, quasi il doppio del record precedente di 54 a marzo, con 82 di esse concentrate a L'Avana.

Le consigne sono aumentate nel corso delle settimane: da «Vogliamo corrente!» a «Abbasso la dittatura!» e «Libertà!», con «Patria e Vita» come inno delle manifestazioni.

Nei primi giorni di luglio, le proteste non si sono fermate. Lunedì, i cubani sono scesi in strada a Jaimanitas dopo più di 24 ore senza elettricità, e questo mercoledì i residenti di alcuni rifugi a Guanabacoa hanno portato avanti un cacerolazo durante il blackout generale.

La crisi energetica che alimenta queste proteste è strutturale: centrali termoelettriche obsolete, scarsità di combustibile, assenza di investimenti e deterioramento generalizzato delle infrastrutture elettriche, risultato di decenni di cattiva gestione del regime.

Lunedì, l'Ambasciata degli Stati Uniti a L'Avana ha emesso un'allerta di sicurezza consigliando ai suoi cittadini di prepararsi per interruzioni prolungate, data la gravità del collasso del sistema.

Gli analisti considerano questa onda di proteste la più estesa dal 11 luglio 2021, quando migliaia di cubani sono scesi in strada e il regime ha risposto con repressione di massa e centinaia di arresti.

In alcuni casi delle attuali proteste, come è accaduto a Playa a marzo, le autorità hanno ripristinato il servizio elettrico pochi minuti dopo il dispiegamento della polizia, il che i residenti hanno interpretato come una risposta diretta alla pressione popolare.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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