Giovane comunista incolpa Trump dei blackout a Cuba e scatena un'ondata di critiche sui social

Una militante comunista cubana ha utilizzato la domanda di sua figlia di 9 anni per incolpare Trump dei blackout, ma i commenti hanno smontato il suo racconto con fatti concreti.



Verónica Medina PadrónFoto © Facebook/Verónica Medina Padrón

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L'attrice cubana Verónica Medina Padrón, membro del movimento ufficiale Los Pañuelos Rojos, ha suscitato un'intensa polemica sui social media dopo aver pubblicato una storia con protagonista sua figlia di nove anni, per attribuire all'embargo statunitense la responsabilità dei prolungati blackout che colpiscono Cuba.

La pubblicazione, diffusa su Facebook e ampiamente condivisa durante il fine settimana, racconta come la bambina, Violeta, abbia assistito per la prima volta a un cacerolazo dopo aver trascorso 24 ore senza elettricità e ha chiesto: «E come arriva tutto questo alle orecchie di Trump?».

A partire da quell'aneddoto, Medina Padrón ha sostenuto che le proteste dovrebbero essere dirette contro gli Stati Uniti e non contro il governo cubano.

«Il nemico firma documenti a Washington mentre qui i bambini stringono lo stomaco e i frigoriferi restano tiepidi», ha scritto l'attrice, che ha definito l'embargo come un «genocidio lento».

La pubblicazione è apparsa appena giorni dopo che Miguel Díaz-Canel ha dichiarato, in un'intervista con il settimanale portoricano Claridad, che coloro che protestano per i blackout dovrebbero «suonare la casseruola ai vicini del nord», addossando a Washington la responsabilità della crisi energetica che attraversa l'isola.

Il messaggio di Medina Padrón riproduce questo argomento, ma da una storia dal tono personale incentrata su sua figlia.

Tuttavia, la reazione degli utenti è stata per lo più critica.

Molti utenti di Internet hanno ricordato che i blackout fanno parte della realtà cubana da decenni, molto prima dell'attuale amministrazione statunitense.

«Non sapevo che Trump fosse presidente dal '59. Ci sono sempre stati blackout», ha scritto un utente.

Altri hanno diretto le loro critiche alle differenze tra la popolazione e l'élite al potere.

«Spiegale a Violeta che la famiglia Castro e i grandi dirigenti non hanno blackout», ha commentato un'altra utente.

Ci sono state anche persone che hanno messo in discussione la stessa costruzione del racconto.

«È la prima volta che vede un cacerolazo, ma già sa chi è Trump», ha ironizzato un internauta, mentre altri hanno sottolineato che usare una bambina per difendere una posizione politica riduceva la credibilità del messaggio.

Tra le risposte più condivise c'era quella di un'utente che ha scritto: «Il problema non è che una ragazza colpisca un calderone. Il problema è che ci siano persone che abbiano bisogno di usare una ragazza per giustificare o screditare il malcontento di un intero popolo. Le idee si difendono con i fatti, non con la manipolazione emotiva».

Una crisi che continua ad aggravarsi

La polemica coincide con uno dei momenti più critici del sistema elettrico cubano.

Este domenica, la Unión Eléctrica (UNE) ha previsto un deficit di 2.221 megawatt durante l'orario di massima domanda, con una capacità disponibile di appena 1.050 MW rispetto a una domanda stimata di 3.100 MW. La situazione comporta interruzioni simultanee per quasi il 72% del paese.

Il sistema sta inoltre subendo la chiusura di undici unità termoelettriche e una grave carenza di combustibile.

Specialisti indipendenti attribuiscono la crisi principalmente al deterioramento accumulato delle infrastrutture energetiche dopo anni di investimenti e manutenzione insufficienti. La centrale termoelettrica Antonio Guiteras, la più grande del paese, è in funzione da 38 anni e non riceve una manutenzione capitale dal 2010.

Non è la prima volta che Medina Padrón genera dibattito per le sue pubblicazioni.

In marzo del 2024, dopo aver trascorso quasi 20 giorni senza acqua nella sua abitazione, scrisse sui social media che «portare le persone al punto della protesta è una responsabilità politica». Il post è stato successivamente rimosso in mezzo a numerose critiche.

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