
Video correlati:
L'arcivescovo di Santiago di Cuba, monsignor Dionisio G. García Ibáñez, ha pronunciato questa domenica un'omelia nella Basilica Santuario di Nostra Signora della Carità in cui ha riconosciuto apertamente la sofferenza del popolo cubano: «Ci sono tante persone che chiedono aiuto. E l'aiuto non basta. L'aiuto che arriva non basta».
Il prelato ha utilizzato come filo conduttore il versetto di Matteo 11:28 —«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò»— per creare un ponte tra il messaggio evangelico e la realtà che vivono i cubani.
García Ibáñez ha descritto l'angoscia di coloro che desiderano aiutare gli altri ma non hanno risorse sufficienti per farlo: «Spesso noi vogliamo aiutare, dare, e rimaniamo nel dubbio, lo do, se lo do, beh, la mia famiglia resta... ma so che devo fare qualcosa».
In uno dei passaggi più diretti del suo intervento, l'arcivescovo ha invocato la forza spirituale come sostegno di fronte alla crisi: «Il Signore mi conforta con lo Spirito di Dio che mi dà la forza per resistere, la forza per sperare e la forza per combattere».
Al termine della sua omelia, García Ibáñez ha esortato i suoi fedeli ad aggrapparsi al Vangelo di fronte alle difficoltà: «In questi momenti difficili che stiamo attraversando, teniamo questo Vangelo nella nostra mente, sulla nostra fronte, nei nostri occhi. Tristi sono i gioghi che la vita spesso ci impone».
La omelia si tiene luogo appena due giorni dopo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha confermato formalmente i 100 milioni di dollari in aiuti umanitari per Cuba, di cui 60 milioni saranno distribuiti tramite la Chiesa Cattolica e 40 milioni da organizzazioni non governative.
La magnitudine della crisi descritta dall'arcivescovo è supportata da cifre internazionali: l'ONU ha richiesto 94 milioni di dollari per assistere due milioni di cubani, mentre più di 100.000 pazienti —tra cui 11.000 bambini— attendono interventi chirurgici ritardati a causa dei blackout e della mancanza di forniture mediche.
Questo pronunziamento si inserisce in una serie di dichiarazioni sempre più incisive da parte del prelato.
El 17 maggio scorso ha affermato che «Cuba deve cambiare» e ha richiesto misure concrete; il 24 maggio ha chiesto ai governanti di non considerarsi «padroni del mondo»; e il 28 giugno ha avvertito su coloro che credono che il potere consenta loro di fare qualsiasi cosa.
La Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba ha avvertito a gennaio del "rischio di caos sociale" e ha chiesto "niente più sangue né più lutti", consolidando la Chiesa come la principale voce della società civile di fronte a una crisi senza precedenti da decenni.
Cáritas Cuba aveva già eseguito l'82% di una prima donazione di tre milioni di dollari, beneficiando 8.800 famiglie di anziani, madri single e persone con disabilità, sebbene la scarsità di carburante sia arrivata a paralizzare anche quella logistica di distribuzione.
Archiviato in: