Arzobispo di Santiago di Cuba durante una messa a El Cobre: «Cuba deve cambiare»

L'arcivescovo di Santiago di Cuba ha chiesto questo domenica da El Cobre che «Cuba deve cambiare» e che ci siano «misure che cambino la situazione del paese».



Mons. Dionisio G. García IbáñezFoto © Facebook/Arzobispado de Santiago de Cuba

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l'arcivescovo di Santiago di Cuba, Monseñor Dionisio García Ibáñez, ha lanciato questo domenica un forte appello al cambiamento dalla Basilica Santuario di Nostra Signora della Carità del Cobre, il principale santuario mariano dell'isola, durante l'omelia della Solennità dell'Ascensione del Signore.

Nel suo sermone, pubblicato dall'Arcidiocesi di Santiago di Cuba, il prelato è stato chiaro: «Sappiamo che dobbiamo cambiare. All'inizio della messa ho detto che tutti noi dobbiamo cambiare e Cuba deve cambiare, e devono esserci misure che cambino la situazione del paese».

L'arcivescovo ha rifiutato esplicitamente la passività di fronte alla crisi che vive l'isola, ricorrendo a un'immagine biblica per interpellare i fedeli: «Lascio tutto a Dio e quindi rimango con le braccia incrociate? In quel momento due angeli possono apparirci e chiederci, e tu che fai con le braccia incrociate?»

Il messaggio non si è limitato al piano spirituale, ma ha mirato direttamente alla situazione politica e sociale del paese, esigendo «misure» concrete che trasformino le condizioni di vita dei cubani.

Il pronunciamento di García Ibáñez avviene a pochi giorni di distanza dall'offerta del governo degli Stati Uniti di 100 milioni di dollari in aiuti umanitari per Cuba, subordinata alla loro canalizzazione attraverso la Chiesa Cattolica, Caritas e organizzazioni indipendenti, senza l'intermediazione dello Stato.

Quella offerta trasformò l'istituzione ecclesiastica in un attore centrale della disputa tra Washington e La Habana.

Il cancelliere Bruno Rodríguez Parrilla ha inizialmente definito la proposta una «favola», anche se poi ha ammorbidito la sua posizione. Díaz-Canel ha reagito difendendo la relazione del regime con la Chiesa, definendola «ricca e produttiva».

Il discorso dell'arcivescovo di domenica non è un fatto isolato, ma la continuazione di un modello costante di critiche dal pulpito di El Cobre.

In gennaio 2026, la Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba ha emesso il suo pronunciamento collettivo più diretto, letto nelle parrocchie di tutto il paese: «Cuba ha bisogno di cambiamenti e questi diventano sempre più urgenti», avvertendo del rischio di «caos sociale» e chiedendo «niente più sangue né ulteriori lutti nelle famiglie cubane».

En novembre del 2025, García Ibáñez ha descritto la situazione del paese come un «nonsenso» di fronte alla povertà, alla devastazione dell'uragano Melissa e alla proliferazione delle malattie.

Nel marzo del 2024 avevo chiesto alla Vergine della Carità, con tre parole che riassumevano il clamore popolare: «corrente, cibo e libertà».

Il contesto in cui si produce questa nuova omelia è di massima pressione sulla Chiesa cubana. Nel gennaio del 2026, la Sicurezza dello Stato ha minacciato i sacerdoti cubani per le loro critiche pubbliche, il che rende ancora più significativo che l'arcivescovo mantenga e rafforzi il suo discorso dal santuario più emblematico dell'isola.

García Ibáñez ha chiuso la sua omelia con un'affermazione che trascende l'ambito religioso: «Cuba ha bisogno di testimoni di Cristo, il mondo ha bisogno di testimoni di Cristo, di coloro che vogliono essere, in mezzo ai nostri peccati e debolezze, proclamatori della sua parola».

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