“Il comunismo dovrà rispondere per le sue vittime”: l'artista cubana Selene Perdomo smonta il discorso di Díaz-Canel

L'artista e direttrice teatrale cubana, residente a Barcellona, critica il discorso del governante Miguel Díaz-Canel e il regime cubano per la crisi energetica e l'embargo. Sottolinea la necessità di risarcire le vittime del comunismo e migliorare la comunicazione politica.



A giudizio di Perdomo, il regime cubano incita alla violenza e alla persecuzioneFoto © ACN e Cubadebate

La artista e direttrice teatrale cubana Selene Perdomo Chacón, residente a Barcellona, ha dichiarato sabato scorso che "prima o poi le vittime del comunismo dovranno essere risarcite", perché "ci sono molte persone che hanno perso parte della loro vita, hanno perso la famiglia a causa dei comunisti e loro hanno questa responsabilità, dovranno affrontarla prima o poi".

Así affermò Perdomo durante un'intervista in diretta con la giornalista Tania Costa di CiberCuba, trasmessa nel 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti, in cui analizzò anche le recenti dichiarazioni del governante Miguel Díaz-Canel al quotidiano portoricano Claridad.

Il mandatario cubano, interrogato sui cacerolazos che scuotono l'isola, ha risposto con una frase che ha generato un ampio rifiuto nella diaspora.

"Tocca loro la pentola ai vicini del Nord, che sono quelli che ci tengono al buio," ha dichiarato il mandatario, che ha attribuito la crisi energetica esclusivamente all'embargo statunitense, invece di assumersi parte della responsabilità del regime.

Perdomo non tardò a smontare quel ragionamento con fermezza: "Quel discorso ormai non regge, nessuno ci crede più eppure continuano a farvi appello, sono rimasti senza risorse, non possono inventarsi null'altro, sono in una situazione di stallo".

L'artista habanera ha concluso con ironia: "Guarda, io credo davvero che a Cuba ora non ci sia neppure l'aglio, e non capisco come, se non c'è aglio, si ripeta più dell'aglio".

La crisi energetica che Díaz-Canel attribuisce all'embargo presenta cifre concrete: il deficit di generazione elettrica supera i 2.000 MW, con 11 unità termoelettriche fuori servizio questo sabato, e black-out che raggiungono fino a 23 ore giornaliere in alcune zone del paese.

Questo esaurimento del regime si riflette anche nelle strade, considerando che sono state registrate 107 proteste a Cuba nel mese di giugno, con L'Avana che guida le manifestazioni, e da marzo si sono contabilizzati oltre 1.300 "cacerolazos" in tutto il territorio.

In questo contesto, Perdomo ha anche riflettuto sulla comunicazione politica di coloro che si oppongono al comunismo, facendo riferimento a dichiarazioni del presidente salvadoregno Nayib Bukele riguardo alla necessità che i leader non di sinistra migliorino il modo di trasmettere il proprio messaggio.

"Non siamo più nel ciclo delle ideologie, ma in quello delle cose concrete", ha sottolineato Perdomo parafrasando Bukele, e ha aggiunto che la destra "è molto pragmatica e molto focalizzata su A più 1 più 2 è uguale a 3, ma deve cercare altri meccanismi per trasmettere il messaggio".

Sulla minaccia comunista in termini più ampi, Perdomo è stata diretta: "Non possiamo voltare le spalle al pericolo e alla minaccia del comunismo", e ha collegato questo avvertimento al discorso pronunciato questo sabato dal presidente americano Donald Trump in occasione del 4 luglio, in cui si è ribadita questa lotta.

Il Parlamento Europeo ha registrato a maggio un numero record di 1.281 prigionieri politici a Cuba, incarcerati per aver dissentito dal regime, compresi minori, una realtà che contrasta con il racconto ufficiale che Díaz-Canel ha fornito al giornale Claridad di Puerto Rico in vista dell'anniversario statunitense.

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