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Il Servizio per l'Immigrazione e il Controllo delle Dogane (ICE) degli Stati Uniti ha superato le 10.000 detenzioni in appena cinque giorni, praticamente raddopiando il ritmo degli arresti registrato all'inizio dell'anno, secondo quanto rivelato mercoledì da The New York Times, citato dall'agenzia EFE, sulla base di documenti interni e interviste con funzionari federali.
Il numero di arresti quotidiani è passato da circa 1.000 all'inizio del 2026 a quasi 2.000 al giorno, un obiettivo che la Casa Bianca ha trasferito direttamente agli agenti dell'ICE, secondo quanto confermato da tre funzionari al quotidiano newyorkese.
Uno di quei funzionari ha avvertito, tuttavia, che «non è chiaro per quanto tempo potrà essere mantenuto quel livello di attività».
A differenza dei grandi operativi che l'amministrazione Trump ha attuato con ampia copertura mediatica in città come Chicago o Los Angeles, l'escalation recente è stata realizzata con un profilo più discreto, senza dispiegamenti pubblici di grande visibilità.
Le detenzioni sono avvenute durante controlli migratori, ispezioni di transito e operazioni sulla pubblica via, secondo il quotidiano.
Il cambiamento di strategia è una risposta, secondo il NYT, alle critiche sollevate dalle operazioni ad alto impatto svolte nei mesi precedenti, che hanno portato a un aggiustamento tattico da parte dell'amministrazione.
L'offensiva si verifica in un momento in cui la Corte Suprema ha ampliato il margine di azione dell'Esecutivo in materia migratoria, sebbene abbia anche bloccato il tentativo di Trump di eliminare la cittadinanza per nascita per i figli di immigrati irregolari e visitatori temporanei.
Il rialzo degli arresti si colloca nella politica di espulsioni di massa che il presidente Donald Trump ha promosso dal suo ritorno al potere nel gennaio del 2025, una delle principali promesse del suo secondo mandato.
Da allora, la capacità di detenzione dell'ICE è aumentata da meno di 40.000 persone a oltre 70.000, e gli arresti di persone senza precedenti penali sono aumentati del 2.450%.
La comunità cubana è stata particolarmente colpita da questa escalation. Le detenzioni di cubani sono aumentate del 463% tra la fine del 2024 e l'inizio del 2026, e oltre 42.000 cubani nel territorio statunitense sono considerati deportabili dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale.
La ufficio dell'ICE a Miami ha guidato le operazioni con una media di 120 arresti giornalieri e oltre 41.000 detenzioni accumulate da gennaio 2025 ad aprile 2026.
Il controverso centro di detenzione noto come «Alligator Alcatraz», situato in Florida, è stato chiuso nel giugno 2026 dopo aver elaborato casi di quasi 21.000 espulsioni, tra cui quella di numerosi cubani con decenni di residenza nel paese.
In parallelo, un giudice federale della California ha annullato a livello nazionale le politiche dell'ICE che permettevano arresti all'interno dei tribunali di immigrazione, in una battuta d'arresto legale per l'amministrazione.
Il governo Trump ha come obiettivo l'espulsione di un milione di persone nell'anno fiscale 2025-2026 e ha approvato oltre 200.000 milioni di dollari per l'ICE e l'Ufficio delle Dogane e della Protezione dei Confini in vista dell'anno fiscale 2027.
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