Perché il cielo è diventato rosso in Venezuela dopo i terremoti?

Il cielo rosso si è verificato a Caracas e in altre città venezuelane il 30 giugno e gli esperti spiegano che tipo di fenomeno si tratta.



Il cielo è diventato rosso in Venezuela dopo i terremotiFoto © Facebook / Boletín Del Tiempo

Il martedì 30 giugno, mentre le squadre di soccorso continuavano a cercare sopravvissuti tra le macerie lasciate dai devastanti terremoti del 24 giugno, il cielo di Caracas e di altre città venezuelane si tinse di intensi toni rossastri durante il tramonto, scatenando una nuova ondata di allerta tra una popolazione già colpita dalla tragedia.

Le immagini dell'insolito fenomeno nel cielo venezuelano si sono diffuse rapidamente sui social media, con molti utenti che lo interpretavano come un segnale minaccioso o un evento soprannaturale legato ai terremoti.

Captura di Facebook / Bollettino del Tempo

Un utente su X ha riassunto il sentimento collettivo con una frase: «Cielo rosso a Caracas, ciò che mancava».

Tuttavia, gli esperti sono stati categorici: non c'era nulla di straordinario né legato all'attività tellurica.

La spiegazione scientifica: dispersione di Rayleigh

El meteorólogo Rubén Capote publicó en Facebook un video para calmar a los venezolanos. «No está pasando nada sobrenatural que hizo que hoy se pusiera el cielo rojo en Venezuela», afirmó.

«È fondamentalmente un fenomeno ottico molto comune che si verifica in qualsiasi parte del pianeta. Ha un nome e si chiama dispersione di Rayleigh.»

Capote spiegò che durante il tramonto, la luce solare deve percorrere una distanza molto maggiore all'interno dell'atmosfera prima di raggiungere gli occhi dell'osservatore. Durante questo tragitto, i colori a lunghezza d'onda corta - come il blu e il viola - si disperdono facilmente, mentre quelli a lunghezza d'onda lunga - rosso e arancione - riescono ad arrivare con maggiore intensità.

«Ciò che arriva a noi, ai nostri occhi, sono le componenti rosse della luce bianca che proviene dal sole», precisò.

Il fenomeno ha persino un nome in spagnolo: candilazo, definito dalla Real Academia Española come un arrebol crepuscolare.

Il meteorologo José Miguel Viñas, consulente dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, lo descrive come «la dispersione della luce del sole al tramonto quando una nube si interpone nel suo cammino».

Viñas aggiunge sul suo sito Divulgameteo che «l'intensità dei colori rossastri e arancioni è maggiore al tramonto rispetto all'alba, a causa della maggiore presenza di particelle sospese nell'aria nel pomeriggio».

Perché è stato così intenso questa volta?

Vari diversi fattori potrebbero aver amplificato l'effetto visivo in Venezuela.

L'arrivo di polvere del Sahara nei Caraibi - previsto dalla metà di giugno 2026 - aumenta le particelle sospese nell'atmosfera, intensificando la colorazione rossastra.

A questo si aggiungono l'alta umidità e la nuvolosità tipiche della stagione, e probabilmente la polvere generata dal crollo di decine di edifici durante i sismi.

Capote ha inoltre sottolineato che lo stesso fenomeno si è registrato il 29 giugno nella Baia di Tampa, dimostrando che si verifica in qualsiasi angolo del pianeta, indipendentemente da qualsiasi attività sismica.

Il contesto che spiega la paura

L'allerta della popolazione venezuelana è comprensibile. I due terremoti del 24 giugno -di magnitudo 7,2 e 7,5, separati da appena 39 secondi- sono stati i più devastanti nel paese in oltre 125 anni.

Al 30 giugno, il bilancio superava i 1.943 morti e oltre 10.571 feriti, con decine di migliaia di dispersi.

La ONU ha stimato oltre 6,76 milioni di persone colpite dalla catastrofe, e lo stato La Guaira è stato dichiarato zona di disastro.

Le operazioni di soccorso continuano attive con supporto internazionale, mentre oltre 600 replica tenevano col fiato sospeso la popolazione.

In quel clima di lutto e tensione estrema, un tramonto dai toni carminio bastò a risvegliare nuovi timori.

Gli esperti, tuttavia, sono stati chiari: il candilazo non preannuncia nulla, si verifica in qualsiasi parte del mondo e non esiste alcuna evidenza scientifica che colleghi i cieli rosso fuoco con l'attività sismica.

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