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Il calciatore venezuelano Héctor «Kike» Bello ha confermato questo giovedì la morte di sua moglie Andrea dopo essere rimasta intrappolata sotto le macerie dell'edificio dove viveva la famiglia a La Guaira, crollato a causa dei devastanti terremoti che hanno colpito il Venezuela mercoledì pomeriggio.
Bello si trovava fuori dal paese quando è avvenuta la tragedia, il che lo ha lasciato senza poter fare nulla mentre la sua famiglia rimaneva sepolta tra le macerie.
La notizia ha sconvolto il calcio mondiale mentre milioni di persone in tutto il pianeta si godevano il mondiale.
Dal esterno, il difensore centrale originario di Cumaná, stato Sucre, ha riversato il suo dolore in una serie di storie di Instagram che hanno commosso migliaia di persone.
«Adrea, mio amore prezioso, perché mi lasci solo? Questa era la nostra lotta, mami», scrisse in uno dei suoi messaggi.
In un'altra, il calciatore ha espresso l'angoscia che lo consuma di fronte al compito di affrontare la sua piccola figlia, anch'essa chiamata Andrea: «Come glielo dico io a mia figlia, Andrea? Come le spiego a tua figlia che hai perso la vita per salvarla e io non ero in quel momento per fare nulla? Come glielo spiego? Dammi forza. Tu ora, perché non riesco a fare di più?»
E questa è precisamente la dimensione più straziante della storia: Andrea è morta proteggendola con il proprio corpo durante il crollo dell'edificio, e la bambina è stata salvata viva dai soccorritori.
Bello ha anche rivolto parole a sua suocera, chiedendole di resistere: «Suocera, aspetta che non ti lascerò sola in questo dolore. Suocera, resisti che sto arrivando. Suocera, ci prenderemo cura della benedizione che il nostro amore ci ha lasciato».
In un altro messaggio, il giocatore ha parlato direttamente a sua figlia: «Mamma, papà sta arrivando. Aspetta un po', mamma. Il tuo papito ti abbraccerà molto forte per ricevere quella forza di cui ho bisogno, figlia».
E in uno dei messaggi più crudi, Bello ha esclamato contro la vita stessa: «Quanto sei stata dura con me. Ogni volta che cerco di rialzarmi, mi rimetti di nuovo a terra. Per favore, non colpirmi più forte, vita».
Questo giovedì, il calciatore ha annunciato che tornava nel suo paese per riunirsi con sua figlia: «Tutti quei fratelli che mi stanno sostenendo, grazie mille. Qui vi lascio un numero per rimanere in contatto e arrivare in Venezuela oggi stesso, se Dio vuole».
La piattaforma sportiva Cumaná de Campeones, che mette in luce il talento calcistico dello stato di Sucre, ha confermato ufficialmente la tragedia: «Siamo spiacenti di informare che la compagna del calciatore Cumanes Héctor Bello 'Kike' è stata trovata morta tra le macerie a seguito del terremoto che ha colpito il paese nel pomeriggio-sera di ieri. Sua figlia è riuscita a sopravvivere al crollo dell'edificio in cui risiedeva tutta la famiglia».
La stessa piattaforma ha chiuso il suo comunicato con un messaggio di solidarietà: «Tutta la regione di Sucre e il mondo del calcio ti abbracciano e ti accompagnano con rispetto e solidarietà, sperando che tu possa trovare serenità in mezzo al dolore».
La storia di Bello è una delle più dolorose tra quelle lasciate dal peggiore disastro sismico in Venezuela da più di un secolo: due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il paese mercoledì con appena 39 secondi di differenza, lasciando almeno 188 morti, oltre 1.500 feriti e circa 2.927 famiglie colpite.
«Ci hai lasciati soli nella lotta, mami. Mi hai lasciato da solo con nostra figlia», ha scritto Bello nel messaggio che riassume il dramma di un uomo che, a migliaia di chilometri di distanza, ha perso la sua compagna di vita mentre il mondo guardava il calcio.
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