Anna Bensi: «A volte mi chiedo perché alcune persone non si sentano orgogliose di essere cubane.»

Anna Bensi ha riflettuto sull'orgoglio di essere cubani e sull'identità nazionale, distinguendo il popolo cubano dalla dittatura che lo opprime.



Anna Sofía Benítez SilventeFoto © Facebook /Anna Sofía Benítez Silvente

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L'attivista e influencer cubana Anna Bensi ha pubblicato un messaggio sul suo profilo di X in cui ha riflettuto sull'orgoglio di essere cubano, sull'identità nazionale e sul peso di vivere sotto una dittatura, in un post che ha suscitato una vasta risposta tra i suoi seguaci.

«A volte mi chiedo perché alcune persone non si sentano orgogliose di essere cubane. Non le giudico. Forse sono ferite. Cuba fa molto male ogni giorno», ha scritto Bensi, di 21 anni, residente ad Alamar, L'Avana, dove rimane sotto arresto domiciliare dal 25 marzo.

Invece di puntare il dito contro coloro che hanno perso il legame con la propria identità, la giovane ha scelto la comprensione e ha indicato direttamente il regime come il responsabile.

«Esiste una dittatura che distrugge famiglie, valori, tradizioni, usanze, speranze e sogni. E, proprio a causa di quella dittatura, abbiamo molto da imparare e cambiare come popolo», ha dettagliato.

Tuttavia, il tono del messaggio non era di sconfitta, ma di rivendicazione.

Bensi ha descritto la cubanía come qualcosa che trascende il luogo di nascita: «Essere cubano significa portare Cuba nel cuore, anche quando si è lontani da essa. I cubani siamo ricordi, un modo di parlare, di sentire e di amare».

Il punto centrale della sua pubblicazione è stata una distinzione che ripete frequentemente nelle sue interviste pubbliche: «LA DICTATURA NON È CUBA! Cuba siamo ognuno di noi e tutti coloro che sognano di vedere quest’isola LIBERA».

Il messaggio si è concluso con un appello per la libertà dei prigionieri politici e gli hashtag #SeAcercaLaJusticia e #DiosBendigaCuba.

Il contesto da cui scrive Bensi rende le sue parole particolarmente significative.

Dal 25 marzo, lei e sua madre Caridad «Cary» Silvente sono sotto arresti domiciliari imposti dal Ministero dell'Interno, dopo che la giovane ha registrato e diffuso sui social il momento in cui un agente del MININT le consegnava una convocazione a casa.

È stata accusata come coautrice del reato di «atti contro la riservatezza personale e familiare», ai sensi dell'Articolo 393 del Codice Penale cubano, con una pena che può arrivare da tre a cinque anni di reclusione.

Nonostante queste restrizioni, Bensi non ha smesso di pubblicare.

In aprile, agenti di controspionaggio hanno cercato di reclutarla offrendole sostegno per la sua carriera musicale in cambio di silenzio. La sua risposta è stata categorica: «Non lavorerò mai per una dittatura».

Il suo caso ha guadagnato rilevanza internazionale.

El rappresentante speciale degli Stati Uniti per Cuba, Mike Hammer, ha fatto visita a casa sua ad Alamar e l'ha definita «coraggiosa», mentre il segretario di Stato Marco Rubio le ha inviato saluti tramite lui. Il congresista Mario Díaz-Balart l'ha definita «eroina» e Amnesty International ha documentato la sua situazione.

Nel piano artistico, ha debuttato a marzo con la canzone «Mi tierra» insieme all'artista cristiano cubano Dayron Gavilán, che è stata inclusa dalla rivista Billboard nella sua lista di nuova musica latina consigliata, descritta come «una melancolica canzone di folklore, accompagnata da una chitarra emotiva e un potente ritmo di cajón».

Un suo video pubblicato a giugno sulla rassegnazione di fronte alla crisi cubana ha superato le 317.000 visualizzazioni su Facebook, confermando l'ampiezza della sua voce anche dal regime degli arresti domiciliari.

«Non siamo nati per resistere, siamo nati per prosperare», ha affermato Bensi in un'altra recente pubblicazione, sintetizzando la convinzione che anima ciascuno dei suoi messaggi da La Habana.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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