"Anche se esco solo in strada": Il grido di un padre cubano disperato per i suoi figli

Un padre cubano annuncia che continuerà a denunciare il regime e l'Empresa Eléctrica anche se dovrà uscire da solo in strada, mentre i suoi figli soffrono per i blackout.



Renato Miguel García GranadoFoto © Facebook / Renato Miguel García Granado

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Un padre cubano chiamato Renato Miguel García Granado ha pubblicato un messaggio di denuncia diretta contro l'Empresa Eléctrica de La Habana e il governo di Miguel Díaz-Canel, nel quale avverte che non rimarrà in silenzio di fronte alla sofferenza dei suoi figli, anche se dovrà affrontare le conseguenze da solo.

«Continuerò a denunciare l'Empresa Elettrica dell'Avana, il Governo di Cuba e tutti coloro che possono danneggiare la mia famiglia e soprattutto i miei figli», ha scritto García Granado su Facebook, con un'immagine della sua piccola figlia sdraiata a pancia in giù sul pavimento della propria casa.

Il padre spiegò che la bambina cercò il fresco del pavimento per sfuggire al calore insopportabile provocato dai blackout che colpiscono L'Avana.

«Non mi interessa che si annoino con i post, non mi interessa che solo quattro persone li vedano, non mi interessa quello che potrebbe succedere a me», ha affermato, chiarendo che la paura di possibili ritorsioni del regime non lo fermerà.

Il suo messaggio più contundente è stata una avvertimento diretto alle autorità: «Se devo uscire da solo per strada a chiedere ciò che ci spetta come esseri umani, lo farò».

Captura di Facebook / Renato Miguel García Granado

Questa pubblicazione arriva due giorni dopo che García Granado è diventato simbolo della disperazione cubana rivelando che sua figlia «era lei da sola a cercare qualcosa di freddo per dormire», un'immagine che ha generato un'ondata di reazioni sui social network.

In quella prima pubblicazione, il padre chiese senza mezzi termini: «È umano questo? È comunismo questo?», e rifiutò categoricamente le 176 riforme economiche annunciate da Díaz-Canel.

Il caso di García Granado non è isolato.

Il venerdì, un altro padre cubano, Eduardo Ragnar Lothbrok Muñoz Mora, ha pubblicato la foto dei suoi due figli che dormono nel portico del suo edificio dopo oltre 24 ore senza elettricità, definendo le riforme del regime come «un altro circo per guadagnare tempo».

Il contesto in cui si producono queste denunce è quello di una crisi elettrica senza precedenti a Cuba, con deficit di fino a 2.075 MW durante l'ora di punta e appena 1.035 MW disponibili di fronte a una domanda di 3.050 MW.

A L'Havana, i blackout raggiungono oltre 24 ore consecutive in diversi quartieri, mentre in alcune zone di Matanzas i residenti hanno accumulato più di 72 ore consecutive senza elettricità durante giugno.

Il caldo estremo aggrava la situazione: Pinar del Río ha registrato un record storico di 37,6 °C il 13 giugno, e l'Istituto di Meteorologia ha previsto un'estate «estremamente calda».

Il sistema elettrico cubano ha subito almeno sette collassi totali negli ultimi 18 mesi, e il ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha riconosciuto a maggio che la situazione è «acuta, critica ed estremamente tesa» e che Cuba «non ha assolutamente nulla di carburante, di diesel, solo gas associato».

García Granado ha concluso la sua pubblicazione con una frase che riassume la rabbia accumulata di milioni di cubani: «Basta con questo vivere nell'incertezza, abbandonate il paese con i vostri milioni, ma lasciateci andare avanti, nessuno merita tutto ciò».

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Redazione di CiberCuba

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