Manifestanti hanno incendiato questa domenica la Casa-Museo Orlando Pantoja Tamayo nel comune di Contramaestre, provincia di Santiago di Cuba.
L'incendio si è verificato in mezzo a una giornata di proteste caratterizzata da slogan contro il regime e da una forte presenza della polizia nelle strade, secondo video diffusi sui social media dai giornalisti indipendenti Yosmany Mayeta Labrada e Yois Ramos.
Il edificio, conosciuto popolarmente come il «Museo di Maffo» e situato in via Abelardo Castro n. 32 del Consiglio Popolare Maffo-Moscù, è andato in fiamme mentre i vicini si radunavano per strada gridando «Libertà!» e «Contramaestre non vuole più comunismo».
L'incendio ha un carico simbolico difficile da ignorare
Il museo era dedicato a Orlando «Olo» Pantoja Tamayo, guerrigliero nato a Maffo nel 1933 che combatté sotto le ordini di Ernesto Guevara dal 1957 e morì l'8 ottobre 1967 nella Quebrada del Yuro, Bolivia, lo stesso giorno e luogo in cui fu catturato il Che.
Il regime cubano lo venera come simbolo dell'internazionalismo rivoluzionario. La casa dove nacque, costruita nel 1936, è stata trasformata in museo nel 1991 per iniziativa della Commissione di Storia del Bureau Municipale del Partito Comunista a Contramaestre.
La Casa-Museo di Olo Pantoja ospitava oggetti personali, armi, fotografie e documenti storici. Bruciando quello spazio, i manifestanti non hanno attaccato solo un edificio: hanno respinto il racconto storico che la dittatura utilizza per legittimare il suo potere.
Escalatione delle proteste a Santiago di Cuba
Il fatto si verifica nel contesto di un'escalation di proteste a Santiago di Cuba durante giugno 2026, alimentata dalla crisi di carburante, acqua, cibo e dai blackout quotidiani.
Dal 5 giugno si sono registrati cacerolazos in diversi quartieri della città, inclusi nel Micro 2, le proteste al Centro Urbano José Martí e numerosi quartieri in azione il 18 giugno.
In Contramaestre, il malcontento si stava intensificando già da prima. Il 14 giugno è stato segnalato un accanimento da parte della polizia dopo l'apparizione di manifesti e scritte antigovernative con slogan contro il Partito Comunista.
Il 22 marzo è stata incendiata l'ufficio di reclutamento del Comitato Militare Municipale, in un atto interpretato come un rifiuto al Servizio Militare Obligatorio.
L'incendio del museo rappresenta l'azione più carica di simbolismo di questa sequenza di proteste nel municipio e consolida Contramaestre come uno dei focolai di maggiore tensione nella provincia orientale.
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