Attivista Mireya Jiménez dopo le proteste a Cuba: «Voglio fare una piccola precisazione»

Mireya Jiménez ha chiarito che le sue denunce non chiedono aiuti umanitari, ma libertà politica per Cuba e la fine del comunismo.



Attiviste cubane Ilsa Ramos e Mireya JiménezFoto © Instagram Mireya Jiménez

La attivista cubana Mireya Jiménez, residente a Trinidad, Sancti Spíritus, ha pubblicato mercoledì scorso un video su Instagram insieme a Ilsa Ramos per dissipare qualsiasi dubbio sul significato delle sue denunce: le sue richieste non riguardano acqua, cibo o medicinali, ma sono un appello politico esplicito per la libertà e la fine del comunismo a Cuba.

«Non stiamo facendo video per chiedere acqua, né cibo, né medicinali, chiediamo libertà per Cuba, chiediamo libertà», ha affermato Jiménez.

La chiarificazione risponde a interpretazioni che riducevano le loro pubblicazioni a semplici richieste di aiuto umanitario, mentre il messaggio centrale di entrambe le attiviste —raggruppate sotto lo slogan «con Libertà risolviamo tutto»— è di natura politica.

«Non vogliamo più il comunismo. Ci tengono nella miseria, ci tengono al buio. Questa è una situazione insostenibile ormai. La dittatura si aggrappa al potere e a soffrire siamo noi comuni», ha detto Ilsa.

Jiménez ha chiuso il video ribadendo il suo messaggio: «Avete capito perfettamente? Vogliamo libertà!»

Ilsa Ramos, compagna di attivismo di Jiménez, è la madre di un adolescente di 15 anni con disturbi neuropsichiatrici il cui caso entrambe hanno denunciato pubblicamente ad aprile del 2026. Il giovane non aveva accesso a cure mediche durante un blackout, mentre sua madre non dormiva da quattro giorni.

En quella occasione, Jiménez interpello direttamente Miguel Díaz-Canel: «Guarda, così è il mio popolo. Non parlate più di potenza medica. Questo è criminale».

La chiarificazione di Ilsa e Mireya arriva nel mezzo di un'ondata di proteste che ha scosso Cuba durante maggio e giugno del 2026, con cacerolazos che sono escalati a incendi di pneumatici e blocchi stradali in diversi quartieri dell'Avana e Santiago di Cuba.

Il detonatore principale è stato il peggioramento delle interruzioni di corrente, con blackout di oltre 20 ore al giorno. Gli slogan hanno mescolato le richieste per i servizi di base con urla di «¡Abajo la dictadura!» e «¡Patria y Vida!».

Sui social media sono stati pubblicati anche video di proteste, tra cui spiccano quelli di Mireya, che chiede «Libertà per Cuba».

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.