Raúl Torres attacca padre Alberto Reyes in una lettera pubblica al Papa

Il trovador ufficialista Raúl Torres ha pubblicato una lettera a Papa Leone XIV attaccando il sacerdote Alberto Reyes Pías, voce critica della Chiesa cubana. Torres, noto per le sue canzoni dedicate ai dittatori Fidel e Raúl Castro e a Hugo Chávez, accusa il sacerdote di «incitare alla morte» e «seminare odio».



Raúl Torres e Alberto ReyesFoto © FB / Raulito Torres e Alberto Reyes

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Il troubadour cubano Raúl Torres, noto per le sue canzoni di esaltazione a Fidel e Raúl Castro e per la sua incondizionata adesione al regime tirannico di Cuba, ha pubblicato questa settimana una lettera pubblica su Facebook indirizzata a Papa Leone XIV, nella quale critica duramente il sacerdote cattolico Alberto Reyes Pías, parroco di Esmeralda, Camagüey, e una delle voci più coraggiose della Chiesa cubana contro la dittatura.

La missiva, firmata come «Un figlio umile del Signore», è profusamente adornata con citazioni bibliche e linguaggio floreale. Risulta difficile non apprezzare l'ironia: lo stesso uomo che ha composto «Cabalgando con Fidel», «Il ritorno dell'amico» —dedicata a Hugo Chávez— e, nell'agosto del 2025, ha debuttato con «Soy por Fidel» per il 99° anniversario della nascita del dittatore, ora si presenta al Sommo Pontefice come apprendista poeta e custode del Vangelo.

Captura di FB/Raulito Torres

Nella lettera, Torres accusa il padre Reyes Pías di aver «liberato l'incenso per impugnare la torcia» e afferma che il sacerdote «non annuncia il Regno: annuncia la vendetta». Lo accusa di «incoraggiare la morte» e sentenzia che «le sue parole non costruiscono ponti: scavano fosse dove giaceranno gli stessi che dice di difendere». Per concludere, chiede al Papa che il suo «bastone apostolico colpisca questa roccia di intolleranza» in riferimento al sacerdote camagüeyano.

Lo che Torres chiama «intolleranza» è, in realtà, la denuncia sistematica che il padre Reyes Pías ha sostenuto dalla sua parrocchia riguardo la crisi umanitaria che schiaccia Cuba: blackout interminabili, scarsità di medicinali, fame e repressione. Nell'ottobre del 2025, il sacerdote accusò il regime di commettere un «genocidio silenzioso» a causa della mancanza di farmaci e della fame che soffre la popolazione. Nel gennaio del 2026, la Sicurezza dello Stato lo convocò insieme a un altro sacerdote a Camagüey, in quello che è stato interpretato come un segnale di pressione del regime sulle voci critiche all'interno della Chiesa.

Lungi dal farsi intimidire, Reyes Pías ha continuato a pubblicare la sua rubrica settimanale «Ho pensato». Venerdì 12 —un giorno dopo la lettera di Torres— ha pubblicato una nuova consegna intitolata «Non può essere normalità vivere in modalità sopravvivenza», nella quale richiede un «cambiamento radicale» per Cuba. Settimane prima aveva dichiarato che preferiva «una fine spaventosa» piuttosto che il statu quo di miseria e immobilismo. E in una delle sue frasi più citate, il sacerdote ha avvertito: «La dittatura, che si è instaurata senza di te, non cambierà senza di te».

Mientras il padre Reyes Pías rischia la sua libertà per dire la verità, Torres si dedica a difendere il regime con pieno lirismo bellicista e a pubblicare articoli anti-statunitensi in sostegno alla narrativa ufficiale. Nel maggio del 2026 arrivò a dichiarare che «a Cuba, chi governa non si arricchisce», e nel settembre del 2025 sostenne che a Cuba esiste libertà di espressione, citando come esempio il fatto che lui stesso può esprimersi sui social media. Nessuno gli chiese se il padre Reyes Pías gode della stessa tranquillità.

La lettera al Papa non è passata inosservata sui social media. Numerosi utenti della rete hanno ricevuto il messaggio con una miscela di scherno e indignazione, evidenziando la paradossalità del fatto che un trovador al servizio di una dittatura atea pretenda di dare lezioni di Vangelo a un sacerdote che ha messo in gioco la propria libertà per difendere il suo popolo.

Torres firma su carta con la frase «In Cristo, che piange quando Caino si sveglia». L'immagine è involontariamente rivelatrice: in questa storia, chi impugna la torcia non è il sacerdote che denuncia la fame del suo popolo, ma chi scrive lettere al Papa per metterlo a tacere.

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