La risposta contundente di questa cubana negli Stati Uniti quando le dicono che è medico grazie alla rivoluzione

La tiktoker cubana @dr.aloma smonta l'argomento che la rivoluzione le abbia regalato il titolo di medico con un testimonio diretto e convincente.



Cubana negli USAFoto © @dr.aloma / TikTok

Una dottoressa cubana emigrata, conosciuta su TikTok come @dr.aloma, ha pubblicato ieri un video in cui risponde con umorismo e schiettezza a coloro che le dicono che ha potuto studiare medicina «grazie alla rivoluzione», smontando questo argomento con la sua storia e quella di migliaia di professionisti cubani che hanno ottenuto un titolo che non hanno mai potuto esercitare.

Nel clip di un minuto e 53 secondi, la creatrice descrive il divario tra la formazione ricevuta a Cuba e la realtà che affrontano i suoi laureati: «regali sei anni della tua vita e dopo la dottoressa deve lavorare in una mipyme», dice, e aggiunge che l'ingegnere industriale «deve lavorare nella brigata delle zanzare» e l'architetto «con l'isola che sta crollando non ha materiali per fare i piani né anche una matita per costruire».

L'autrice racconta la sua storia personale con dettaglio: proviene da una famiglia di medici, sognava fin da piccola di diventare chirurga plastica, memorizzava ossa e sistemi del corpo umano, e riuscì a ottenere il suo camice bianco dopo aver lottato con «i trompones» con un «veinte pesero» a una fermata dell'autobus per arrivare all'università.

Tuttavia, la realtà all'interno del sistema sanitario cubano ha distrutto quei sogni: «con quella stessa veste bianca guardare un paziente negli occhi e dirgli ti prescrivo un decotto di basilico».

Quella umiliazione la portò a una conclusione diretta: «Aspetta, per essere burundanguero e dare medicina verde non avevo bisogno di studiare così tanto».

Dopo essere emigrata, decise di ricominciare da zero: frequentare l'università, conseguire una laurea e poi un master per poter lavorare come professionista rispettata nel suo paese d'accoglienza, al quale, dice, «dobbiamo tutto, principalmente la libertà».

Il video si chiude con una frase che riassume l'argomento centrale: «credo che non dobbiamo nulla perché a Cuba si ottengono titoli per metterli in un cristallo (…) pieni di mosche, impolverati, con sogni infranti che non potrai mai realizzare».

Il testimonio di @dr.aloma si aggiunge a una lunga lista di medici cubani che devono ricominciare da zero quando emigrano, affrontando processi di riconoscimento costosi e prolungati: negli Stati Uniti, la procedura può costare tra 30.000 e 60.000 dollari e implica il superamento dell'esame di licenza medica e il completamento di una specializzazione; in Spagna, il processo può richiedere anni a causa di ostacoli burocratici, inclusa la difficoltà di ottenere il certificato di «non inabilitazione» che il regime cubano non rilascia facilmente.

Mentre aspettano di omologare i loro titoli, molti di questi professionisti lavorano in lavori diversi dalla loro carriera, come pulizie, magazzini o commercio al dettaglio.

Il discorso ufficiale cubano ha storicamente utilizzato l'istruzione gratuita —in particolare la formazione medica— come argomento di legittimazione della dittatura, che ha laureato più di 26.649 professionisti della salute nel 2008 e più di 10.500 medici nel 2013.

Una medica cubana in Spagna ha celebrato la possibilità di tornare a esercitare dopo anni di attesa, in una testimonianza che illustra come la riqualificazione, sebbene possibile, richieda uno sforzo sproporzionato che il regime non menziona mai quando si vanta dei suoi laureati.

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Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.

Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.