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Un tribunale federale del Rhode Island ha emesso questo venerdì una sentenza di 135 pagine che dichiara illegali e annulla quattro politiche migratorie chiave dell'amministrazione Trump, aprendo la strada affinché migliaia di immigrati provenienti da 39 paesi —tra cui cubani, venezuelani e haitiani— possano riprendere le loro pratiche di asilo, residenza permanente e cittadinanza.
Il giudice capo John J. McConnell Jr. del Tribunale Distrettuale per il Distretto di Rhode Island ha stabilito, nella sentenza del caso No. 26-cv-132-JJM-PAS, che il Servizio di Cittadinanza e Immigrazione (USCIS) ha agito al di fuori delle facoltà conferite dal Congresso e che le sue misure erano arbitrarie e contrarie alla Legge sul Procedimento Amministrativo.
La sentenza beneficia direttamente le persone che avevano richieste di asilo, permessi di lavoro, carte di residenza permanente (green card), naturalizzazione e altri benefici migratori in attesa di approvazione, il cui esito finale era stato bloccato indefinitamente dall'USCIS.
La «pausa» imposta dall'agenzia non fermava completamente il trattamento amministrativo dei fascicoli, ma impediva di emettere un'approvazione, un diniego o una chiusura definitiva: i casi progredivano internamente, ma rimanevano bloccati senza risoluzione.
Il giudice McConnell è stato chiaro nella sua analisi: «La sospensione delle assegnazioni di USCIS non può essere attribuita a nulla che questi individui abbiano fatto di sbagliato; deriva unicamente dal caso del loro luogo di nascita».
Il magistrato ha anche affermato che USCIS «richiede autorità statutaria e regolamentare che non possiede; prende decisioni senza le spiegazioni motivate che dovrebbe fornire; agisce senza considerare gli interessi di fiducia dei richiedenti; e giustifica le sue azioni con pretesti di 'sicurezza nazionale' che mascherano sentimenti antiimmigrazione che le è vietato lasciare influenzare nella sua presa di decisione».
Le quattro politiche annullate
Il tribunale ha dichiarato illegali e annullato permanentemente:
- La politica di sospensione dei benefici migratori (Benefits Hold Policy) per i cittadini dei 39 paesi del travel ban.
- La pausa globale nelle decisioni sull'asilo (Global Asylum Hold Policy), applicata a tutti i richiedenti indipendentemente dalla loro nazionalità.
- La revisione massiva dei benefici già approvati (Comprehensive Re-Review Policy) per le persone di quei paesi che sono entrate negli Stati Uniti dal 20 gennaio 2021.
- La pratica di usare il paese d'origine come fattore negativo (Country-Specific Factors Policy) nel decidere le richieste di immigrazione.
Chi beneficia
La decisione favoreggia i cittadini di circa 39 paesi africani, asiatici, latinoamericani e del Medio Oriente inclusi nel travel ban di Trump.
Tra i più colpiti figurano cubani, venezuelani e haitiani, comunità che avevano visto i loro procedimenti completamente paralizzati dalla fine del 2025.
Dal dicembre di quell'anno, i processi di naturalizzazione e cittadinanza per gli immigrati di quei paesi sono stati cancellati o congelati, e un comunicato del 15 maggio 2026 ha confermato che anche i rinnovi dei permessi di lavoro erano stati sospesi.
Un modello di ribaltoni giudiziari
Questo fallo si aggiunge a una serie di decisioni sfavorevoli per la Casa Bianca in materia di immigrazione.
Il 25 aprile scorso, la Corte d'Appello del Circuito di D.C. aveva già dichiarato illegali le politiche di asilo di Trump, sottolineando che «circumventano illegalmente le procedure di espulsione attentamente elaborate dal Congresso».
Due giorni dopo, un giudice federale del Maryland ha ordinato la ripresa dell'elaborazione delle richieste di residenza per 83 persone i cui procedimenti erano stati sospesi.
Il Secondo Circuito ha anche respinto alla fine di aprile la politica di detenzione obbligatoria senza cauzione per i migranti a New York, Connecticut e Vermont.
In dicembre 2025, Trump ha ampliato il travel ban a 20 paesi aggiuntivi, con l'obiettivo dichiarato di «ristrette e limitare ulteriormente l'ingresso di stranieri» nel paese.
La Corte Suprema prevede di risolvere a giugno o luglio 2026 il caso relativo alla revoca della cittadinanza per nascita —bloccata da molteplici ordini giudiziari da gennaio 2025— insieme ai casi di Status di Protezione Temporanea di Haiti e Siria, mantenendo il panorama giudiziario migratorio in piena ebollizione.
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