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Il presidente Donald Trump ha firmato ieri un'ordinanza esecutiva che elimina le protezioni lavorative di circa 8.000 dipendenti federali che partecipano all'elaborazione e all'applicazione delle politiche pubbliche, una misura che faciliterà il loro licenziamento da parte dell'Amministrazione.
Secondo quanto riportato dall'agenzia EFE da Washington, l'ordine è stato firmato nello Studio Ovale e colpisce i dipendenti di carriera che ricoprono ruoli dirigenziali, forniscono consulenze nella redazione di regolamenti, partecipano a decisioni riguardanti sovvenzioni federali o svolgono altre funzioni legate alla progettazione delle politiche governative.
I dipendenti interessati vengono riclassificati in una nuova categoria denominata «Schedule Policy/Career», perdendo così le procedure di azione avversa e i diritti di appello che fino ad ora li proteggevano dai licenziamenti discrezionali, una prerogativa tradizionalmente riservata ai ruoli politici nominati dal presidente.
Il 97% delle posizioni raggiunte dalla misura corrispondono a livelli GS-15 o superiori, con salari che si aggirano attorno ai 200.000 dollari all'anno.
Il Governo sostiene che la misura risponde agli ostacoli che, a suo avviso, Trump ha affrontato durante il suo primo mandato da parte di funzionari di carriera che si sono opposti a determinate decisioni della Casa Bianca, in particolare in questioni legali e normative.
L'Amministrazione sostiene che i dipendenti nella nuova categoria non sono obbligati a sostenere il presidente né dal punto di vista personale né politico, ma devono attuare fedelmente le politiche dell'Amministrazione, e che il mancato rispetto di tale obbligo può essere motivo di licenziamento.
L'ordine risveglia ed amplia il concetto originale di «Schedule F», che Trump introdusse per la prima volta nell'ottobre del 2020 alla fine del suo primo mandato.
Il presidente Joe Biden ha revocato quell'ordina nel gennaio 2021 prima che fosse completamente attuata. Tornato alla Casa Bianca, Trump l'ha reintrodotta il 20 gennaio 2025 con l'attuale nome, e l'Ufficio di Gestione del Personale ha emesso delle linee guida per l'implementazione nel febbraio 2026.
La disposizione di questa settimana rappresenta la prima applicazione concreta su larga scala dello schema, sebbene l'Amministrazione avesse stimato in precedenza che fino a 50.000 posizioni potessero eventualmente essere riclassificate.
I sindacati che rappresentano i dipendenti federali hanno criticato l'ordine e avvertito che potrebbe aprire la porta a licenziamenti per motivi politici.
I loro dirigenti sostengono che la misura «deteriora le garanzie di indipendenza professionale della funzione pubblica e erode i meccanismi di protezione contro decisioni arbitrarie».
La misura rientra nella più ampia strategia di riduzione del governo federale promossa sin dall'inizio del secondo mandato di Trump, che ha incluso decine di migliaia di licenziamenti in diverse agenzie.
Nel luglio del 2025, la Corte Suprema ha spianato la strada affinché l'Amministrazione procedesse con riorganizzazioni e licenziamenti di massa, dopo aver annullato precedenti blocchi giuridici.
La Amministrazione ha stimato che fino a 50.000 dipendenti potrebbero essere interessati da questa politica in futuro, il che renderebbe l'ordine firmato questa settimana il primo passo verso una trasformazione più ampia nel settore pubblico federale.
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