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Il celebre cantautore e attivista politico panamense Rubén Blades ha pubblicato ieri sul suo sito «Apuntes desde la Esquina» un'analisi politica sulla Cuba in cui conclude che la dittatura «sembra finalmente essere costretta ad affrontare la sua futilità e a rinunciare al rigido controllo e alla repressione con cui ha mantenuto il suo mandato per più di mezzo secolo».
Il detonatore della riflessione è la visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, a L'Avana il 14 maggio, un fatto che Blades definisce un «evento politico straordinario».
Blades descrive l'arrivo di Ratcliffe come deliberatamente ostentato: «è arrivato su un enorme aereo con la bandiera degli Stati Uniti stampata sul fusoliera, in quello che è stato ovviamente un ostentato dispiegamento pubblicitario che riconosceva e annunciava una visita approvata dalla dittatura».
Secondo l'artista, vincitore di diversi premi Grammy, l'utilizzo della CIA come canale diplomatico risponde a una logica calcolata: «creare pressione attraverso l'intimidazione, con la presenza di chi potrebbe ripetere un attacco, simile o peggiore di quello effettuato a Caracas», e allo stesso tempo blindare politicamente il segretario di Stato Marco Rubio, che nel caso avesse negoziato direttamente avrebbe affrontato accuse di tradimento da parte dell'esilio in Florida.
Blades traccia un parallelo esplicito con il Venezuela, dove specula che Washington avrebbe pattuito con l'entourage di Nicolás Maduro —permettendogli di rimanere al potere in cambio di petrolio e minerali— e suggerisce che a Cuba si potrebbe cercare un accordo simile: «per la CIA risulterà più facile applicare un tipo di accordo che permetta al governo cubano di rimanere al potere in cambio di evitare un esodo di massa verso la Florida».
In that scenario, the artist warns that the group GAESA, the military oligarchy that controls a substantial part of the Cuban economy, will not yield without resistance: “they will defend their wealth and future against the arrival of American investors,” and adds that its members “will be willing to negotiate with those they have traditionally called 'demons' in order to preserve their power and privileges.”
Blades offre anche la sua lettura della accusa formale presentata il 20 maggio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro Raúl Castro e cinque funzionari cubani per l'abbattimento di due aerei di Hermanos al Rescate nel 1996, che causò la morte di quattro cubanoamericani.
Per il compositore, quell'accusa non è un atto di giustizia in sé, ma piuttosto una manovra politica: «sostituire Raúl e i suoi alleati nei negoziati sul futuro di Cuba è l'unica spiegazione per accusare un individuo di 94 anni con reati che risalgono a più di tre decenni e che dubito possano essere provati in un tribunale di giustizia».
Ciò che si cerca, secondo Blades, è «la sostituzione di un gruppo, i 'storici e duri' di Castro, con un altro più pragmatico e disposto a un accordo con 'l'impero'».
L'analisi si svolge nel contesto di una Cuba in crisi multidimensionale: l'economia è diminuita di circa il 5% nel 2025, i blackout sono cronici dalla metà del 2024, oltre a un milione di cubani sono emigrati dal 2021 e la popolazione è già scesa sotto i 10 milioni, secondo dati ufficiali; sebbene specialisti indipendenti collocano la cifra in meno di 9 milioni.
Blades, che ha qualificato il governo cubano come una dittatura in più occasioni —incluso dopo le proteste dell'11 luglio 2021—, è categorico riguardo all'esaurimento del modello: «le difficoltà esistenziali che Cuba sta affrontando non potranno essere risolte appellandosi al suo popolo con discorsi di barricata screditati, o con approcci ideologici».
Sebbene lo stesso artista riconosca che la sua analisi è speculativa, chiude il suo testo con una frase che riassume la sua intuizione sul momento storico che vive l'isola: «Si sente che sta arrivando qualcosa, da un momento all'altro».
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